Post in b/n

11 December 2009 – 5:35 pm

Allora oggi vi voglio mostrare queste foto. Guardatele bene (grazie Gio per la segnalazione). Sono di Yasmine Chatila ma non c’entra. Sono foto rubate, da paparazzo o guardone, evocano La finestra sul cortile di Alfred Hitchcock, ok ma non c’entra. Sono sgranate e rese imperfette per rendere irriconoscibili i soggetti, sì ma non è tutto. C’è qualcosa di più, non so bene cosa, ma una cosa la so: non c’è postprocessing che tenga. Una foto quando è bella è bella.
Sempre vostro, Catalano.

Post-letterario

6 December 2009 – 7:24 pm

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Oggi vi volevo parlare di Cormac McCarthy. Non intendo dire nulla della sua biografia, per quella potete leggere qui.
Volevo invece riflettere su come sia in grado di creare e poi descrivere mondi perfetti, reali, inesistenti. Cronache di lucide testimonianze. Ora, Cormac McCarthy è un vecchiettino di 76 anni, nella vita ne avrà viste di belle e brutte, ma quello che descrive nei suoi romanzi va oltre ogni possibile immaginazione.
Ignoro il suo rituale dello scrittore, ho letto che ha da poco messo all’asta la sua Olivetti Lettera 23, sfinita in ogni tasto e piccola vite, per comprarne un’altra, identica, per undici dollari. Ignoro se ha un’ora o sedia preferite, se sorseggia del tè, se indossa sempre gli stessi abiti, un cardigan verde vecchio di cent’anni. Ma immagino che faccia così: si siede sulla poltrona, vicino alla finestra, può vedere oltre il cielo e tutto il resto, poi, registratore alla mano, chiude gli occhi e inizia a testimoniare. Un visionario del reale. Una linea diretta. Arriva nel suo mondo e racconta come un osservatore paziente, ha tutto il tempo dalla sua parte, cammina in quel mondo, osserva e descrive, di qua ha gli occhi chiusi di là è un predatore del dettaglio. Fotografa e riprende quel mondo lontano, reale quanto e più di questo. Guarda, tocca con mano, e annusa. Tutto finisce nel registratore, finisce là la cronaca della storia, fatti reali e tangibili. Conclusa questa fase, ritorna di qua, riprende quel materiale e lo sistema, finisce il lavoro del foto reporter, inizia il lavoro dell’autore, trascrive ciò che è avvenuto in quel tempo in quel luogo, uno spazio lontano chiuso e fermo per un po’. Monta taglia ingentilisce riordina spiega arricchisce. Cosa vi devo dire…sentite qui:

A volte Suttree portava delle birre e si sedevano a berle sotto il viadotto. Harrogate con le sue domande sulla vita di città.
Sei mai stato sbronzo al punto da baciare una negra?
Suttree lo guardò. Harrogate, un occhio socchiuso puntato su di lui per carpirgli la verità. Sono stato ben più sbronzo di così.
Io la cosa peggiore che ho mai fatto è stato incendiare la casa della vecchia Arwood.
Hai incendiato la casa di una vecchia?
Per un pelo non bruciava anche lei. Mi ci hanno spinto. Avevo dieci anni a dir tanto. Troppo giovane per sapere quello che facevi.
Già…Be’, no, non è vero. Lo sapevo, però l’ho fatto uguale.
La casa è bruciata completamente?
Da cima a fondo. E’ rimasto in piedi il camino, tutto lì. Non sai per quanto è andata avanti a bruciare prima che lei uscisse fuori.
E tu non lo sapevi che era in casa?
Chi si ricorda. Non so che cosa pensavo. Lei è uscita di corsa fino al pozzo e ha tirato su un secchio d’acqua e l’ha buttato sul fianco della casa e poi si è allontanata verso la strada e basta. Mai prese tante in vita mia. Il mio vecchio mi ha quasi ammazzato.
Tuo padre?
Già. Allora era ancora vivo. Ai vicesceriffi quando sono venuti a casa, che ci erano venuti per dirle che io ero all’ospedale per via delle angurie, sai no, mia sorella gli ha detto che non avevo il papà e per questo mi ero cacciato nei guai. Ma merda boia ero cattivo anche quando un padre ce l’avevo. Non cambiava niente. E ti dispiaceva? Per la casa della vecchia, dico.
Mi dispiaceva di essermi fatto prendere.

~Suttree ~ Cormac McCarthy

La foto è di Jim Herrington, grande, da vedere, qui.

Make me look good (cit.)

6 December 2009 – 10:50 am

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This past September, when nearly all the world’s leaders were in New York for a meeting of the United Nations, Platon, a staff photographer for this magazine, set up a tiny studio off the floor of the General Assembly, and tried to hustle as many of them in front of his lens as possible. For months, members of the magazine’s staff had been writing letters to various governments and embassies, but the project was a five-day-long improvisation, with Platon doing his best to lure the likes of Mahmoud Ahmadinejad, Hugo Chávez, and Muammar Qaddafi to his camera.

Dal New Yorker, ogni ritratto è corredato dal commento del fotografo Porter. Merita una visita.

Notizie dal supermercato

4 December 2009 – 7:40 pm

Mi son fermato al bennet a fare la spesa, dovevo comprare due cosine, ho speso una lotteria. Per un pensiero ho preso l’ultimo cd di Elisa con Giuliano Sangiorgi, il cantante dei Negramaro (voce seducente cit.). Una bottiglia di refosco, una di gewurztraminer, lo yomo. Poi la birra e i biscotti, poi un sacco di altre cose che ora non ricordo…dell’insalata delle mozzarelle…Volevo poi segnalare due mostre, una è Ombre di Guerra, l’altra è sui lavori di Steve McCurry. Io ci vado, ah se ci vado..

(prima di chiudere che non posso strafare dopo così tanto tempo, vi metto questa canzone dei Blind Faith perché il pezzo di chitarra (Eric Clapton) è come una corsa giù per le colline con la pioggia l’arcobaleno e tutto il resto o come vi pare)

La canzone del giorno

14 November 2009 – 12:48 pm

Notizie dall’acqua fredda e muschiata

11 November 2009 – 5:08 pm

Attraversò la cabina e si stese sulla cuccetta. Chiuse gli occhi. Una leggera brezza dalla finestra gli agitava i capelli. La baracca vibrava vagamente sul fiume e uno dei fusti d’acciaio sotto il pavimento si dilatò per il caldo con un malinconico bong. Gli occhi che riposano. In questa domenica sommessa e tortuosa. Il cuore che pompa sotto lo sterno. Il sangue impegnato nei suoi circuiti stabiliti. La vita nel piccolo, nei più angusti recessi. Il rospo che pulsa tra le foglie. La fragile guerra cellulare in una goccia d’acqua. Destrocardiaco, ha detto il medico sorridendo. Il suo cuore è dove dev’essere. Rattrappito dalle intemperie e dal manco d’amore. La pelle tesa e spaccata come un frutto troppo maturo.
Si girò pesantemente sulla cuccetta e accostò un occhio a una fessura nella rudimentale parete di tavole. Il fiume che scorre là fuori. Cloaca Maxima. Morte per annegamento, il ticchettio dell’orologio di un morto. La vecchia pendola di latta sul tavolo del nonno che rintoccava come una fonderia. Mi sono sporto nella stanzetta gialla per salutare, olezzo di gigli e incenso. Lui ha allungato il collo per dirmi una cosa. Non l’ho mai sentita. Ha mormorato il mio nome ansimando, una stretta di mano che tradiva la sua debolezza. La sua faccia scavata e smunta. Se potessero, i morti porterebbero i vivi con loro, e mi sono allontanato. Seduto in un giardino d’edera tra le sinuosità coriacee delle lucertole. Gabbie di lepri pallide come fantasmi all’ombra della rimessa. Lastre di pietra in un roseto, i terrazzi del pendio erboso sopra il fiume, odore di bosso e torba e vecchi mattoni nell’ombra del chiosco. Sotto le zolle di crescione d’acqua nel laghetto limpido invaso dalle pervinche. Una salamandra, maculata come una trota. Mi chino a bere l’acqua fredda e muschiata. Una faccia ondulata di bambino che risponde al mio sguardo, un isomero acquatico con gli occhi sgranati dentro i cerchi concentrici.
Nella sua ultima lettera mio padre diceva che il mondo è guidato da coloro che sono disposti ad assumersi la responsabilità della sua guida. Se è la vita che ti sembra di perderti posso dirti io dove trovarla. Nei tribunali, negli affari, al governo. Nelle strade non succede niente. Nient’altro che una pantomima composta da impotenti e casi umani.

~Suttree ~ Cormac McCarthy

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è da una settimana che non sono in forma, poi lunedì ci si mette anche il medico, mi prescrive gli antibiotici, 3 pastiglie in una scatoletta, ho voglia di correre, mi mancano le corse all’aria aperta, la musica, forse succederà qualcosa di bello, forse qualcosa di brutto, ai vivi capita così, le righe sopra sono di Cormac McCarthy, forse il mio regalo di natale, un regalo seriale, un filo rosso tra tutti i destinatari, più che un regalo un castigo?, foto, grandi e incorniciate, l’anno scorso, e mò libri a manovella, buon natale.

Halloween

31 October 2009 – 5:15 pm

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~ Sotto Danziger trovate una slide show di Sam Javanrouh (bambini accompagnati). Buona domenica.

La canzone del giorno

29 October 2009 – 6:32 pm

~ God Is An Astronaut ~ A deafening distance

La mia seconda prima maratona

28 October 2009 – 1:23 pm

Blade Runner

Disegnano nel cielo archi e volte perfette. Partono basse, qui e là dal grande gruppo compatto e schierato alla partenza. Tutti i colori. Si spiegano in aria disegnando busti e gambe leggere e volano verso la riva del Brenta e verso villa Pisani. Sono vecchie felpe maglioni infeltriti pantaloni di tuta pigiami con rombi. Capi vecchi da abbandonare prima della partenza. I top runner arrivano in barca, attraversano il Brenta e si schierano sulla riga di partenza. Macchine perfette. Il primo sarà un kenyano, 32 anni, fino a tre anni fa giocava a calcio. Poi le maratone, da top runner. Gente speciale. Si parte da Stra, accanto a Villa Pisani e poi via a costeggiare il Brenta e antiche residenze. Si passa Fiesso d’Artico, Dolo. A Mira siamo ai 10 km, c’è aria di festa, ci sono band che suonano i Police, bambini a bordo strada che contenti porgono le mani per un cinque, famigliole assonnate, gruppi di amici ad aspettare qualche corridore, striscioni e tamburi. Qualche rivendicazione. Ad Oriago siamo ai 15 km. Tra Malcontenta e Marghera si superano i 21km. Arriviamo a Mestre. Una città di domenica. Al Parco San Giuliano siamo tutti stanchi, la musica le band il tifo stentano a darti slanci ulteriori. Anche le salite non aiutano. E chissenefrega se ogni salita regala una discesa. Finisce ’sto parco insulso. Siamo a 31 km. Si sale su un cavalcavia, una rotonda pensata e fatta solo per macchine e autoarticolati, si ridiscende e quello che appare è il ponte della Libertà. Lì tutto diventa davvero difficile. Laterale corre il treno. Noi in silenzio perseveriamo in questa marcia ostinata, il sole alto, mi supera un uomo con la maglia dei 100 km del passatore, ha un buon passo ed è ancora tonico, un signore anziano e bianco di capelli corre con passetti brevi e dispettosi, le mani sui fianchi a sfidare Venezia che azzurra campeggia lontana, dietro a veli di calda foschia. Il ponte non finisce mai. Si deve insistere. Un corridore devia e si dirige verso una signora in bicicletta, le chiede qualcosa, uno dello staff grida, a lui, ma è una voce per tutti, dice che ora no! da qui non ci si può più ritirare, forza. C’è un ragazzo disteso a terra tra il marciapiede e la strada, è pallido e persone dello staff lo assistono, gambe in aria qualcosa sotto il collo. Così tante persone e un silenzio profondo, neanche terreno. Continuiamo a correre lenti e silenziosi come pellegrini condannati, qui l’asceta prende il posto dell’atleta. Venezia sembra non avvicinarsi mai. Stretti su una lingua di asfalto tra le pagliuzze d’oro della laguna. Ai 35 km c’è il ristoro. Beviamo qualcosa, sì, ma senza entusiasmo. Il ponte finisce su un’idiota salita ottusa e stupida e inutile. Si arriva in Venezia. Iniziano i ponti. Quattordici. Si sfiora il canale della Giudecca, il canal Grande. Tra acqua e cielo, cauto e fragile come un cristallo sali e scendi ogni volta che un ponte te lo chiede. 42.195km..

L’amico è

22 October 2009 – 11:49 am

Marcoz wrote:

Il gran giorno è ormai alle porte: come ti senti?

m

Davide wrote:

La Verità?

Sto tremando

e dalla paura e dalla gioia
c’è che tutto è molto precario
il corpo umano è sì una macchina perfetta
ma millemilla cose concorrono a disturbare il fragile equilibrio
ci sono le parti solide e le parti molli
c’è le parti invisibili
c’è le ossa dei piedi le ginocchia la schiena e il collo
i muscoli
i tendini
c’è l’intestino i polmoni
c’è il cuore e c’è la gola
c’è il fegato e la milza
c’è il cervello e i pensieri
c’è il sonno e il riposo
un sacco di cose
e tutto in qualche modo deve girar bene
c’è il tempo e c’è i giorni che si son fatti freddi freddi
e ci sono le corse e i chilometri fatti in questi mesi
e tutto a giocarsi in un momento di un giorno prestabilito
un viaggio
dentro a una dimensione speciale
un viaggio nel tempo
un luogo lontano
tornerò?
tornerò

Marcoz wrote:

Figliolo, non fare il pirla e pensa a correre.
(va meglio, adesso?)

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amici, seguitemi, a modo vostro, leggete qui, non solo flessioni, anche riflessioni, senza virgole, Venice Marathon, Tera Patrick, forse non correrà, Rip, neanche, figuriamoci.