Archivio per la Categoria Lampadine

r.i.p.

Postati in Fotografia, Lampadine, Plenty of time su 19/05/2010 da Davide
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~ The body of an American paratrooper killed in action in the jungle near the Cambodian border is raised up to an evacuation helicopter in War Zone C, Vietnam in 1966. (AP Photo/Henri Huet) ~ (via)

Questo è il gatto con gli stivali,
questa è la pace di Barcellona fra Carlo V e Clemente VII,
è la locomotiva, è il pesco fiorito, è il cavalluccio marino:
ma se volti pagina, Alessandro,
ci vedi il denaro:
questi sono i satelliti di Giove,
questa è l’autostrada del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae Latini Aevi Carolini,
sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola di Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia,
è il muscolo massetere, è il parto:
ma se volti il foglio, Alessandro,
ci vedi il denaro:
e questo è il denaro, e questi sono i generali con le loro mitragliatrici,
e sono i cimiteri con le loro tombe,
e sono le casse di risparmio con le loro cassette di sicurezza,
e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro,
non ci vedi niente.

~ Edoardo Sanguineti

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Il vulcano Eyjafjallajökull, Tra l’onda nera e la nube vulcanica, Ascendere, Precipitare, Galleggiare, Drilling, Mercati finanziari, Mercati rionali, Misure straordinarie per stabilizzare l’area Euro, Misure così così per bilanciare il Sistema economico mondiale, Ridurre la filiera, Compriamo tutto l’oppio, A km Zero, Guerre preventive. Cambierà mai qualcosa, Spike Lee dove sei, Fatti aiutare da Iñárritu, E dal Dr Van Harper.

rip

Postati in Lampadine su 29/01/2010 da Davide

Post-letterario

Postati in Fotografia, Lampadine su 06/12/2009 da Davide

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Oggi vi volevo parlare di Cormac McCarthy. Non intendo dire nulla della sua biografia, per quella potete leggere qui.
Volevo invece riflettere su come sia in grado di creare e poi descrivere mondi perfetti, reali, inesistenti. Cronache di lucide testimonianze. Ora, Cormac McCarthy è un vecchiettino di 76 anni, nella vita ne avrà viste di belle e brutte, ma quello che descrive nei suoi romanzi va oltre ogni possibile immaginazione.
Ignoro il suo rituale dello scrittore, ho letto che ha da poco messo all’asta la sua Olivetti Lettera 23, sfinita in ogni tasto e piccola vite, per comprarne un’altra, identica, per undici dollari. Ignoro se ha un’ora o sedia preferite, se sorseggia del tè, se indossa sempre gli stessi abiti, un cardigan verde vecchio di cent’anni. Ma immagino che faccia così: si siede sulla poltrona, vicino alla finestra, può vedere oltre il cielo e tutto il resto, poi, registratore alla mano, chiude gli occhi e inizia a testimoniare. Un visionario del reale. Una linea diretta. Arriva nel suo mondo e racconta come un osservatore paziente, ha tutto il tempo dalla sua parte, cammina in quel mondo, osserva e descrive, di qua ha gli occhi chiusi di là è un predatore del dettaglio. Fotografa e riprende quel mondo lontano, reale quanto e più di questo. Guarda, tocca con mano, e annusa. Tutto finisce nel registratore, finisce là la cronaca della storia, fatti reali e tangibili. Conclusa questa fase, ritorna di qua, riprende quel materiale e lo sistema, finisce il lavoro del foto reporter, inizia il lavoro dell’autore, trascrive ciò che è avvenuto in quel tempo in quel luogo, uno spazio lontano chiuso e fermo per un po’. Monta taglia ingentilisce riordina spiega arricchisce. Cosa vi devo dire…sentite qui:

A volte Suttree portava delle birre e si sedevano a berle sotto il viadotto. Harrogate con le sue domande sulla vita di città.
Sei mai stato sbronzo al punto da baciare una negra?
Suttree lo guardò. Harrogate, un occhio socchiuso puntato su di lui per carpirgli la verità. Sono stato ben più sbronzo di così.
Io la cosa peggiore che ho mai fatto è stato incendiare la casa della vecchia Arwood.
Hai incendiato la casa di una vecchia?
Per un pelo non bruciava anche lei. Mi ci hanno spinto. Avevo dieci anni a dir tanto. Troppo giovane per sapere quello che facevi.
Già…Be’, no, non è vero. Lo sapevo, però l’ho fatto uguale.
La casa è bruciata completamente?
Da cima a fondo. E’ rimasto in piedi il camino, tutto lì. Non sai per quanto è andata avanti a bruciare prima che lei uscisse fuori.
E tu non lo sapevi che era in casa?
Chi si ricorda. Non so che cosa pensavo. Lei è uscita di corsa fino al pozzo e ha tirato su un secchio d’acqua e l’ha buttato sul fianco della casa e poi si è allontanata verso la strada e basta. Mai prese tante in vita mia. Il mio vecchio mi ha quasi ammazzato.
Tuo padre?
Già. Allora era ancora vivo. Ai vicesceriffi quando sono venuti a casa, che ci erano venuti per dirle che io ero all’ospedale per via delle angurie, sai no, mia sorella gli ha detto che non avevo il papà e per questo mi ero cacciato nei guai. Ma merda boia ero cattivo anche quando un padre ce l’avevo. Non cambiava niente. E ti dispiaceva? Per la casa della vecchia, dico.
Mi dispiaceva di essermi fatto prendere.

~Suttree ~ Cormac McCarthy

La foto è di Jim Herrington, grande, da vedere, qui.

Notizie dall’acqua fredda e muschiata

Postati in Lampadine, Sport su 11/11/2009 da Davide

Attraversò la cabina e si stese sulla cuccetta. Chiuse gli occhi. Una leggera brezza dalla finestra gli agitava i capelli. La baracca vibrava vagamente sul fiume e uno dei fusti d’acciaio sotto il pavimento si dilatò per il caldo con un malinconico bong. Gli occhi che riposano. In questa domenica sommessa e tortuosa. Il cuore che pompa sotto lo sterno. Il sangue impegnato nei suoi circuiti stabiliti. La vita nel piccolo, nei più angusti recessi. Il rospo che pulsa tra le foglie. La fragile guerra cellulare in una goccia d’acqua. Destrocardiaco, ha detto il medico sorridendo. Il suo cuore è dove dev’essere. Rattrappito dalle intemperie e dal manco d’amore. La pelle tesa e spaccata come un frutto troppo maturo.
Si girò pesantemente sulla cuccetta e accostò un occhio a una fessura nella rudimentale parete di tavole. Il fiume che scorre là fuori. Cloaca Maxima. Morte per annegamento, il ticchettio dell’orologio di un morto. La vecchia pendola di latta sul tavolo del nonno che rintoccava come una fonderia. Mi sono sporto nella stanzetta gialla per salutare, olezzo di gigli e incenso. Lui ha allungato il collo per dirmi una cosa. Non l’ho mai sentita. Ha mormorato il mio nome ansimando, una stretta di mano che tradiva la sua debolezza. La sua faccia scavata e smunta. Se potessero, i morti porterebbero i vivi con loro, e mi sono allontanato. Seduto in un giardino d’edera tra le sinuosità coriacee delle lucertole. Gabbie di lepri pallide come fantasmi all’ombra della rimessa. Lastre di pietra in un roseto, i terrazzi del pendio erboso sopra il fiume, odore di bosso e torba e vecchi mattoni nell’ombra del chiosco. Sotto le zolle di crescione d’acqua nel laghetto limpido invaso dalle pervinche. Una salamandra, maculata come una trota. Mi chino a bere l’acqua fredda e muschiata. Una faccia ondulata di bambino che risponde al mio sguardo, un isomero acquatico con gli occhi sgranati dentro i cerchi concentrici.
Nella sua ultima lettera mio padre diceva che il mondo è guidato da coloro che sono disposti ad assumersi la responsabilità della sua guida. Se è la vita che ti sembra di perderti posso dirti io dove trovarla. Nei tribunali, negli affari, al governo. Nelle strade non succede niente. Nient’altro che una pantomima composta da impotenti e casi umani.

~Suttree ~ Cormac McCarthy

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è da una settimana che non sono in forma, poi lunedì ci si mette anche il medico, mi prescrive gli antibiotici, 3 pastiglie in una scatoletta, ho voglia di correre, mi mancano le corse all’aria aperta, la musica, forse succederà qualcosa di bello, forse qualcosa di brutto, ai vivi capita così, le righe sopra sono di Cormac McCarthy, forse il mio regalo di natale, un regalo seriale, un filo rosso tra tutti i destinatari, più che un regalo un castigo?, foto, grandi e incorniciate, l’anno scorso, e mò libri a manovella, buon natale.

Verrà un ponte e avrà i tuoi occhi

Postati in Cinema, Lampadine, Mondo, Musica, Spettacolo, Sport su 12/10/2009 da Davide


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~Davide:
-Non ho capito il ponte 8, starò facendo gli allenamenti giusti?

~Lu:
-il ponte 8 è il più bello di tutti!
è una istallazione temporanea che unisce i due lati del canale, piatto per un po’ e con la gobba per far passare i vaporetti
lì ormai sei a casa…

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lì ormai sei a casa, fatemelo ridire, hollywood party, lo spazio bianco, l’ultimo film di francesca comencini, che bel bimbo, dai è solo un ombra, sì ma è una bell’ombra, tarantino, passate da ciro, una canzone per voi, l’ho già messa?, e chi se lo ricorda, forse michael stipe.

Alla luce del giorno

Postati in Lampadine, Mondo su 12/09/2009 da Davide

L’aria granulosa. Quel sapore in bocca che non se ne andava mai. Erano fermi sotto la pioggia come animali da fattoria. Poi proseguirono, tenendosi il telo sopra la testa per ripararsi da quella noiosa acquerugiola. Avevano i piedi fradici e gelati e le scarpe che cominciavano a consumarsi. Sui fianchi delle colline, vecchie messi secche e appiattite. Lungo l’arido crinale, alberi scorticati e neri sotto la pioggia.

Quanto colore invece nei sogni. In che altro modo poteva chiamarti a sé la morte? Poi ti svegliavi in un’alba fredda e tutto si riduceva immediatamente in cenere. Come certi antichi affreschi rimasti sepolti per secoli e improvvisamente esposti alla luce del giorno.

Cormack McCarthy ~ La strada ~ Einaudi

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Le scarpe in lavatrice, Speriamo si asciughino per domani, Milano ha indetto un bando gara, Intendono costruire una ruota panoramica, Vicino all’arena, Sì Milan-eye dei poveri, Ma mi piace, Il tempo meglio speso, Quello su una ruota panoramica, Giancarlo Caselli e Alfonso Sabelli, Così diversi, Così vicini, Radiografie sanitarie, Radiografie giudiziarie, Io ci tengo alle radiografie, Assassini, Briganti, Falsari, Bancarottieri, Stupratori, Sequestratori, Pirati, Rapinatori, Terroristi, Ricattatori, Pedofili, Ladri, Corruttori, Ehi? mi fornite un’evidenza di colpevolezza?

Ragioni d’occhio

Postati in Lampadine su 05/07/2009 da Davide

L’errore è di pensare prima alle cifre di misura e disegnare poi. L’arte prima disegna, e la vera misura, poi, è quella che risulta per ragioni d’arte, solo per ragioni d’arte, e – diciamo la parola – d’occhio. Vi parrebbe possibile che un Morandi pensasse in centimetri prima l’altezza di una sua cuccuma o De Chirico la statura di un suo manichino? Noi sappiamo e vediamo che quella è la dimensione giusta nel quadro, tracciata dall’occhio e dalla mano e che non serve più per nessun’altra opera. Così noi andiamo architattando, cioè disegnando Architettura, creando Architettura.

Gio Ponti

Padre nostro

Postati in Lampadine su 06/06/2009 da Davide

Chiuso l’argomento. In compenso dopo un po’ raggiungemmo gli altri, e fu una di quelle serate che non dimenticherai mai più, una di quelle serate in cui tuo padre diventa tutt’uno con gli altri tuoi amici e non c’è proprio niente di strano nel vederlo seduto su una sedia nel soggiorno della fabbrica, si inserisce alla perfezione nel quadro e ti viene voglia di raccontargli tutte le storie di cui non hai mai parlato, perché credevi che non lo riguardassero, che lui non avesse alcun rapporto con la vita che fai, e avrebbe pensato che le cose cui tu dai peso sono insignificanti, ma quando cominci a raccontare, a parlare, vedi che non è così, e sai che già il giorno dopo tra voi ci sarà la stessa distanza che c’è sempre stata, una vicinanza, ma pur sempre con un distacco, barriere naturali, così ti affretti a raccontare il più possibile, riempi la scena di te stesso e questo influisce sugli altri, su tutti quelli che sono nella stanza, Havstein, Palli, Anna e Carl, tutti partecipano alla conversazione, e tu vai nel Guardaroba A a prendere le birre, ne dai una a tuo padre e lui la apre con un accendino che è lì sul tavolo, una cosa mai vista, eri convinto che aprisse le birre esclusivamente con l’apribottiglie, ti vedi in lui, come diventerai, e ti fa sorridere, perché ti dà un senso di sicurezza e ti viene in mente che è proprio di questo, di queste sfumature che sono fatti quelli che ti stanno intorno e la tua ignoranza di loro e delle loro consuetudini è il prezzo che paghi per mantenerti in quella zona marginale dove hai creduto, e ancora credi, di non poter essere ferito, di essere invulnerabile, a prova di proiettile. E poi pensi a quante cose ti sei perso, che avresti voluto andare in vacanza con tuo padre solo voi due, un viaggio tra uomini, sareste potuti andare ovunque, e avreste potuto scoprire delle cose insieme, condividere le stesse impressioni, e tornando a casa, avere ancora da parlare delle esperienze vissute, e molti anni dopo vi sarebbe capitato di iniziare le frasi con ti ricordi la signora pazza che abbiamo visto quella mattina in Tennesse, all’angolo, vicino a quel vecchio negozio? Però non è andata così, non oltre un certo punto comunque, perché ci sono sempre delle distanze, grandi distanza, si viene tirati in tutte le direzioni e non ci si cura abbastanza l’uno dell’altro e quello che resta sono le serate come questa, scolpite nella pietra, bassorilievo con famiglia, ma non è triste, è come è giusto che sia, tuo padre, il tuo personale, invisibile Skybert sulla sedia accanto a te.

John Harstad ~ Che ne è stato di te, Buzz Aldrin ~ Iperborea

La canzone del giorno (+ lampadina bonus track)

Postati in Lampadine su 16/05/2009 da Davide

Il cortile era tutto silenzioso. Non era accessibile ai prigionieri comuni. I muri circostanti, con il loro spessore enorme, tenevano lontani tutti i suoni. Il carattere egizio della costruzione mi pesava con tutta la sua tetraggine. Ma sotto i piedi cresceva, prigioniero, un morbido prato d’erba. Il cuore delle piramidi eterne, ecco cosa pareva, dove, per qualche strana magia, attraverso le fessure, semi d’erba, lasciati cadere dagli uccelli, avevano attecchito.
Stranamente raggomitolato ai piedi del muro, le ginocchia piegate, coricato sul fianco, la testa a contatto con le fredde pietre, vidi il consunto Bartleby. Ma nulla si muoveva. Mi fermai, poi mi avvicinai a lui, mi inchinai e vidi che i suoi occhi spenti erano aperti: altrimenti sembrava profondamente addormentato. Qualcosa mi spinse a toccarlo. Sfiorai la sua mano e un brivido pungente mi attraversò il braccio e la spina dorsale fino ai piedi.
La faccia tonda del cuciniere mi fissava. “Il pranzo è pronto. Non pranza nemmeno oggi? O vive senza mangiare?”
“Vive senza mangiare” dissi, e chiusi i suoi occhi.
“Ehi! È addormentato, no?”
“Con i re e i consiglieri” mormorai.

Herman Melville ~ Bartleby lo scrivano ~ Oscar Mondadori

Qui la lampadina iniziale..

Il giorno prima dell’estate

Postati in Lampadine su 14/05/2009 da Davide

Non ho più niente. Nè aghi nè pagliai.

John Harstad ~ Che ne è stato di te, Buzz Aldrin ~ Iperborea

Insomma, una bellezza senza fine. Corro lungo il canale, verso il fiume. Ci sono cose belle come i primi bagni al mare, quando il mare è mossissimo, con cavalloni che si susseguono alti, arrivano da lontano e crescono veloci. Onde come muri, da attraversare con tuffi di testa. Riemergere, e in fretta prepararsi come un portiere senza scampo.
Schiuma bianca e acqua torbida di sabbia in sospensione. Tenersi d’occhio tra audaci e incoscienti bimbetti. La focaccia sulla spiaggia.
E c’è questo libro, e la storia di Mattias ed Helle, che racconta di come lei non se la senta di sposarlo e che alla fine lo lascia, su di una roccia in bilico a dirupo sul mare.
E corro tra questi pensieri. E vedo come le cose belle siano tutte belle allo stesso modo, e che tutte in fondo abbiano lo stesso sapore, che fa un po’ persino male.
E corro. E non è più inverno. E la pancia vuota – al solito – con quella sensazione di caduta libera a girargli dentro. Corro e sono giorni con notti che durano troppo. Prima che sia estate e prima che sia inverno.