Post-letterario
6 December 2009 – 7:24 pm

Oggi vi volevo parlare di Cormac McCarthy. Non intendo dire nulla della sua biografia, per quella potete leggere qui.
Volevo invece riflettere su come sia in grado di creare e poi descrivere mondi perfetti, reali, inesistenti. Cronache di lucide testimonianze. Ora, Cormac McCarthy è un vecchiettino di 76 anni, nella vita ne avrà viste di belle e brutte, ma quello che descrive nei suoi romanzi va oltre ogni possibile immaginazione.
Ignoro il suo rituale dello scrittore, ho letto che ha da poco messo all’asta la sua Olivetti Lettera 23, sfinita in ogni tasto e piccola vite, per comprarne un’altra, identica, per undici dollari. Ignoro se ha un’ora o sedia preferite, se sorseggia del tè, se indossa sempre gli stessi abiti, un cardigan verde vecchio di cent’anni. Ma immagino che faccia così: si siede sulla poltrona, vicino alla finestra, può vedere oltre il cielo e tutto il resto, poi, registratore alla mano, chiude gli occhi e inizia a testimoniare. Un visionario del reale. Una linea diretta. Arriva nel suo mondo e racconta come un osservatore paziente, ha tutto il tempo dalla sua parte, cammina in quel mondo, osserva e descrive, di qua ha gli occhi chiusi di là è un predatore del dettaglio. Fotografa e riprende quel mondo lontano, reale quanto e più di questo. Guarda, tocca con mano, e annusa. Tutto finisce nel registratore, finisce là la cronaca della storia, fatti reali e tangibili. Conclusa questa fase, ritorna di qua, riprende quel materiale e lo sistema, finisce il lavoro del foto reporter, inizia il lavoro dell’autore, trascrive ciò che è avvenuto in quel tempo in quel luogo, uno spazio lontano chiuso e fermo per un po’. Monta taglia ingentilisce riordina spiega arricchisce. Cosa vi devo dire…sentite qui:
A volte Suttree portava delle birre e si sedevano a berle sotto il viadotto. Harrogate con le sue domande sulla vita di città.
Sei mai stato sbronzo al punto da baciare una negra?
Suttree lo guardò. Harrogate, un occhio socchiuso puntato su di lui per carpirgli la verità. Sono stato ben più sbronzo di così.
Io la cosa peggiore che ho mai fatto è stato incendiare la casa della vecchia Arwood.
Hai incendiato la casa di una vecchia?
Per un pelo non bruciava anche lei. Mi ci hanno spinto. Avevo dieci anni a dir tanto. Troppo giovane per sapere quello che facevi.
Già…Be’, no, non è vero. Lo sapevo, però l’ho fatto uguale.
La casa è bruciata completamente?
Da cima a fondo. E’ rimasto in piedi il camino, tutto lì. Non sai per quanto è andata avanti a bruciare prima che lei uscisse fuori.
E tu non lo sapevi che era in casa?
Chi si ricorda. Non so che cosa pensavo. Lei è uscita di corsa fino al pozzo e ha tirato su un secchio d’acqua e l’ha buttato sul fianco della casa e poi si è allontanata verso la strada e basta. Mai prese tante in vita mia. Il mio vecchio mi ha quasi ammazzato.
Tuo padre?
Già. Allora era ancora vivo. Ai vicesceriffi quando sono venuti a casa, che ci erano venuti per dirle che io ero all’ospedale per via delle angurie, sai no, mia sorella gli ha detto che non avevo il papà e per questo mi ero cacciato nei guai. Ma merda boia ero cattivo anche quando un padre ce l’avevo. Non cambiava niente. E ti dispiaceva? Per la casa della vecchia, dico.
Mi dispiaceva di essermi fatto prendere.
~Suttree ~ Cormac McCarthy
La foto è di Jim Herrington, grande, da vedere, qui.






sìsì ci sono parti più esplicative, più descrittive, ma quel secchio d’acqua gettato sul fianco della casa, e niente più..
Cioè, vorresti dirmi che mi devo proprio leggere qualcosa di questo McCarthy? Vabbeh, la narrativa non mi attira molto, però farò uno sforzo, se pensi che ne valga la pena.
Che faccio, provo con “Suttree” o mi consigli altro?
Marcoz:
ti consiglio altro, te lo passo quando ci vediamo e comunque sì, diamine, mica puoi campare di soli trattati sul crocifisso.
Ti ringrazio, però è sufficiente che tu segnali e io provvedo.
Credo che La strada (einaudi) possa piacerti assai, grazie a te.
ti aspettavo al varco con questo post su McCarthy, ho una cosa nella testa e la
devo scrivere, ti avviso poi, comunque un anticipazione “mai vivrò quel mondo”
ebbè, quello si chiama dono
EGINE:
arrivo.
TESS:
dono, mi piace.
Sto leggendo e rileggendo ma qualcosa mi sfugge, deve essere quella “maledetta” Lettera 23 che inverte il mio pensiero 23 o 32 questo è il dilemma.
GIANS:
va tutto bene, leggi ancora una volta poi basta.
Ma non è che a forza di leggere troppo si diventa ciechi? Io, nel dubbio, terrei il libro con due mani.
(emoticon omesso volontariamente nell’ambito della campagna di autolimitazione dell’uso di succedanei grafici delle espressioni facciali che la scienza ha dimostrato essere inutili e vagamente offensivi dell’intelligenza del destinatario, oltre che lesivi della sua capacità immaginifica t-u-t-t-o-a-t-t-a-c-c-a-t-o)
Con due mani non posso, devo pur cambiare e sterzare..
(Marcoz ringrazia)
Tutto inutile, anche i tuoi suggerimenti. La mano scivola dove la mente duole. Ora provo a rileggere seppur con un occhio solo.
Dannazione Gians, prova a leggere a righe alterne, altrimenti guarda la foto o colorami la sidebar.
Mi hai convinto, mi farò regalare un romanzo di Cormac, vedi che già lo chiamo per nome?
dono ti piace perché siamo sotto Natale ( lo so )