Sotto all’acqua una canzone appassiunata.
E alla fine del giorno il concerto degli Avion Travel.Un vecchio errore. Pagato caro. Un gesto avaro. Avevo il cuore duro allora. Ero più amaro. Ero più giovane. Niente di niente.
Peppe Servillo come Michael Stipe. Niente male. Ha una voce che parla da sola. Noi del pubblico solo quattro gatti. Sì, ma un casino di zanzare. Oggi in auto sentivo Giusi Ferreri. Ma quanto mi piace la Giusi.
E sfoglio i ricordi. I divertimenti. Scrollando a fatica i pesi. E passano inverni e ricordi eterni.
Gli altri bimbi se ne son tornati a riva. Resta solo a danzare con quella grazia bizzara. Pezzi ‘e core. Spalanca le braccia sottili. Come ali. E si lascia cadere fra i marosi. Onde infrante e schiuma bianca. Riemerge. Una chioma buffa. Diversa ogni volta. Plastica e rilucente. Un puledrino giocoso. Lo guardo da lontano. In piedi sulla riva. Un’onda fredda e solitaria arriva lenta e profonda ad avvolgermi i piedi. Lui è lontano. Perso in quella danza elegante e solitaria. Tra il verde dell’orizzonte e la linea di battigia. L’onda mi chiama. Lo raggiungo. Nel sole del tardo pomeriggio. Quando molti tornano verso casa. L’ora migliore (cit.). Qui ci son nuvole come nei film del far west. Arredano il cielo in tutta la sua spaziosa profondità. Certo prima mi bagno la pancia e quelle piccole fossette sotto ai lobi delle orecchie. Il triathlon? Per ora può attendere.






