Archivio per giugno, 2009

Musica dall’acqua

Postati in Fotografia, Musica, Plenty of time su 27/06/2009 da Davide

Feniglia

Sotto all’acqua una canzone appassiunata.

E alla fine del giorno il concerto degli Avion Travel.Un vecchio errore. Pagato caro. Un gesto avaro. Avevo il cuore duro allora. Ero più amaro. Ero più giovane. Niente di niente.
Peppe Servillo come Michael Stipe. Niente male. Ha una voce che parla da sola. Noi del pubblico solo quattro gatti. Sì, ma un casino di zanzare. Oggi in auto sentivo Giusi Ferreri. Ma quanto mi piace la Giusi.
E sfoglio i ricordi. I divertimenti. Scrollando a fatica i pesi. E passano inverni e ricordi eterni.
Gli altri bimbi se ne son tornati a riva. Resta solo a danzare con quella grazia bizzara. Pezzi ‘e core. Spalanca le braccia sottili. Come ali. E si lascia cadere fra i marosi. Onde infrante e schiuma bianca. Riemerge. Una chioma buffa. Diversa ogni volta. Plastica e rilucente. Un puledrino giocoso. Lo guardo da lontano. In piedi sulla riva. Un’onda fredda e solitaria arriva lenta e profonda ad avvolgermi i piedi. Lui è lontano. Perso in quella danza elegante e solitaria. Tra il verde dell’orizzonte e la linea di battigia. L’onda mi chiama. Lo raggiungo. Nel sole del tardo pomeriggio. Quando molti tornano verso casa. L’ora migliore (cit.). Qui ci son nuvole come nei film del far west. Arredano il cielo in tutta la sua spaziosa profondità. Certo prima mi bagno la pancia e quelle piccole fossette sotto ai lobi delle orecchie. Il triathlon? Per ora può attendere.

Ahm-ehm

Postati in Mondo su 19/06/2009 da Davide
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(via)

La ripresa sta per arrivare, la crisi durerà a lungo

Postati in Plenty of time su 18/06/2009 da Davide

Città e strade senza più bimbi e ragazzi delle scuole. Aule vuote. Banchi vuoti. Corridoi vuoti. Odore di temperamatite. Dove sono tutti? A Milano in moto. Che bella la mattina presto. Pure Milano è fresca e bella. Senti quasi un buon profumo. Motociclette che mi provocano. Ingaggiano sfide. Mi sento sempre come Bud Spencer quando entra nei Saloon. No ma io non cedo alle provocazioni. Bello quel Ducati Monster. Certo che in bermuda. Amo i bermuda. Sì ma in moto mai. Odore di benzina. E polveri sospese. Viale Washington. Poi attaversi fragranze di fragranze. E profumi di spiaggia. Olio di cocco. Fanciulle in scooter. E quelle ballerine di paglia intrecciata. Bellissime. Ti prego non cadere. Io provo a non cadere.

Notizie dallo specchio d’acqua

Postati in Mondo, Plenty of time su 13/06/2009 da Davide

E Messi ha negli occhi la gioia di un bimbo che si tuffa a bomba nel mare d’estate. Bacia una scarpa blu e corre. Tom aspetta un bimbo e più che un bimbo è una bimba. Ed è la terza. Ed è contento ed è bello sentirlo. La macchina è in divieto. Non posso fare tutto. Prosciutto e melone. Fa un caldo dell’accidenti e sudo a più non posso. Supero questa giovane mamma che tiene una bimba per mano. Piccola. Cammina. Verso il Luna Park. Stampato sulla t-shirt della donna: Ponza Diving Center. Sono stata Ministro e so bene che la ragion di Stato a volte impegna il governo in relazioni con interlocutori poco appetibili. Sì, la pace si fa coi nemici. Sì, tieniti stretti i tuoi amici e ancor più stretti i tuoi nemici. Ma chi ce la fa? C’è quest’odore che dovremmo saper respirare e mica cambiare stanza ogni volta. Michael Thomas. Deve essere uno bravo. Roba da spiaggia. Mentre aspetti di andare al diving center. Che cosa non è immergersi. Respirare da lì sotto. Avvolto in quel mondo non tuo. Vanno quasi al ralenti queste canoe lunghe ed eleganti. E l’acqua pare solida (cit.). C’è qualcosa di più bello di uno specchio d’acqua? E dell’espressione specchio d’acqua? E poi è quasi sera e le ombre si fanno lunghissime. Sull’asfalto misuro 18 metri e arrivo quasi all’idroscalo. Stream of consciousness. Mi metto a camminare. Poco poco. C’è il fiume. Il cielo. Traffico d’auto. Gente che cammina. Sì, anche questa sera tutto sembra normale.

Padre nostro

Postati in Lampadine su 06/06/2009 da Davide

Chiuso l’argomento. In compenso dopo un po’ raggiungemmo gli altri, e fu una di quelle serate che non dimenticherai mai più, una di quelle serate in cui tuo padre diventa tutt’uno con gli altri tuoi amici e non c’è proprio niente di strano nel vederlo seduto su una sedia nel soggiorno della fabbrica, si inserisce alla perfezione nel quadro e ti viene voglia di raccontargli tutte le storie di cui non hai mai parlato, perché credevi che non lo riguardassero, che lui non avesse alcun rapporto con la vita che fai, e avrebbe pensato che le cose cui tu dai peso sono insignificanti, ma quando cominci a raccontare, a parlare, vedi che non è così, e sai che già il giorno dopo tra voi ci sarà la stessa distanza che c’è sempre stata, una vicinanza, ma pur sempre con un distacco, barriere naturali, così ti affretti a raccontare il più possibile, riempi la scena di te stesso e questo influisce sugli altri, su tutti quelli che sono nella stanza, Havstein, Palli, Anna e Carl, tutti partecipano alla conversazione, e tu vai nel Guardaroba A a prendere le birre, ne dai una a tuo padre e lui la apre con un accendino che è lì sul tavolo, una cosa mai vista, eri convinto che aprisse le birre esclusivamente con l’apribottiglie, ti vedi in lui, come diventerai, e ti fa sorridere, perché ti dà un senso di sicurezza e ti viene in mente che è proprio di questo, di queste sfumature che sono fatti quelli che ti stanno intorno e la tua ignoranza di loro e delle loro consuetudini è il prezzo che paghi per mantenerti in quella zona marginale dove hai creduto, e ancora credi, di non poter essere ferito, di essere invulnerabile, a prova di proiettile. E poi pensi a quante cose ti sei perso, che avresti voluto andare in vacanza con tuo padre solo voi due, un viaggio tra uomini, sareste potuti andare ovunque, e avreste potuto scoprire delle cose insieme, condividere le stesse impressioni, e tornando a casa, avere ancora da parlare delle esperienze vissute, e molti anni dopo vi sarebbe capitato di iniziare le frasi con ti ricordi la signora pazza che abbiamo visto quella mattina in Tennesse, all’angolo, vicino a quel vecchio negozio? Però non è andata così, non oltre un certo punto comunque, perché ci sono sempre delle distanze, grandi distanza, si viene tirati in tutte le direzioni e non ci si cura abbastanza l’uno dell’altro e quello che resta sono le serate come questa, scolpite nella pietra, bassorilievo con famiglia, ma non è triste, è come è giusto che sia, tuo padre, il tuo personale, invisibile Skybert sulla sedia accanto a te.

John Harstad ~ Che ne è stato di te, Buzz Aldrin ~ Iperborea

La canzone del lunedì

Postati in Musica su 01/06/2009 da Davide

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Oggi grigliata, No niente Villa Certosa, In macchina canterò Toxic, Più che una promessa una minaccia.