
The Grand Prismatic Spring in Yellowstone National Park, the largest hot spring in the United States. [google map] (© Jason Hawkes)
A me le foto dall’alto mettono pace, queste sono di Jason Hawkes per The Big Picture.

The Grand Prismatic Spring in Yellowstone National Park, the largest hot spring in the United States. [google map] (© Jason Hawkes)
A me le foto dall’alto mettono pace, queste sono di Jason Hawkes per The Big Picture.
Lei prese a luccicare di più e lui nella penombra si guardò le mani che gli sembrarono più giovani. Emilia si versò un altro bicchiere, lo scolò e si asciugò le labbra con dei colpettini di tovagliolo che a Ugolino sembrarono già l’inizio di un ballo. Lui non pensò a Gilda. Lei si alzò e lui l’accompagnò, come aveva visto fare da altri; l’accompagnò, le gambe due bastoncini, sino alla pista. Lei fece una mossetta all’indietro con la testa e lui si avvicinò sino ad una distanza dalla quale si rese conto che quel collo tutto nervi non era un collo da ragazza. Riflettè che neanche il suo era un collo da ragazzo. Poi pensò che per ballare non doveva pensare. E lei faceva ancora più luce.
L’Ognitango metteva su anche musica d’epoca, come a teatro: – Gardel, questo è Gardel! Un tango di cinquanta anni fa…non pensare Ugolino…fai andare i muscoletti…sembrerai un cagnaccino che balla? Devi fare attenzione a non vederti specchiato da qualche parte…devi divertirti…almeno una volta!
E ci riuscì perché percepiva l’aria come la sente un aliante. Il tango mistico di Gardel e le gambe da matita di Emilia in vestito nero.
~ La matta bestialità ~ Giorgio Todde ~ Il Maestrale
La sera – in un frenetico e nevrotico sguisciare di acciaio – la città si ritira verso casa. Volano sul filo dell’asfalto ferocia e insoddisfazione. Appena sopra: il vento, e a salire ancora: il temporale, chiuso dentro a un cielo nero. Arriva da nord-ovest. Le corsie preferenziali sono un nugolo di scooter e moto. Si esibiscono roboanti nella fredda danza dei sorpassi. Scosse da un vento invisibile. Filano con quel fascino che sa di velocità fatale e che ad ogni cambio marcia sussurra: sì sì, la vita è precaria.
Giro e schivo per la centesima volta, con la pancia vuota entro in viale Washington.
Là in fondo a questa pista il cielo è rinascimentale, cupo e vivo di nuvole larghe e invadenti. Il cielo – quello vero e azzurro – si intravede appena. Accelero, terzaquartaquinta. Rallento. Là avanti vola un grosso sacco nero della spazzatura. Prende vita e si gonfia come un lembo di nuvola sperso, veleggia e danza lento, è ralenti, a sfiorare auto e moto. Vuoto e solo segue traiettorie imprevedibili. Macchine autobus e furgoni passano e tagliano, girano frenano incrociano. Oltre non vedi. Tutto nasconde qualcosa. Passo radente a quel sacco levitante. Mi sfiora. Con la pancia vuota accelero, ancora poco e riemergo, ai lati le risaie, già invase. Il temporale è andato oltre, senza parlare. Ora siamo il nord ovest.
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Milano?, Una giungla!, Con la pancia vuota, fame, sete, sonno, buon week end.
Se non vieni sputato come un nocciolino al bordo del percorso, per crampi o bloccanti crepe, quello che avviene è che diventi parte del percorso. Un tutt’uno con corridori asfalto e vento percepito. Dopo il via i 42,195 km diventano un luogo da abitare e da attraversare, dove il trascorrere del tempo non segue le lancette del solito mondo. Ha un modo nuovo e tutto suo di passare.
Il percorso è orlato da 84,390 km di paesaggio – urbano boschivo umano – qui e lì emergono colonne sonore sotto forma di bande e complessini. Ti sfumano alle spalle. 24-25 km li fai facile. Poi è un lavoro di buona volontà. Ostinata e sciocca e fiera follia.
Al traguardo premi lo Stop del tuo cronometro del Decathlon, è appena sotto al pulsante dello Start che ti pare di aver premuto in un’altra vita. Rallenti, cammini, ti fermi. E’ finita. Sei spaesato come quando scendi dall’ottovolante, come quando superi una dogana. Torni nel mondo esterno, e pure il cronografo ora torna a dirti che sei uscito dalla bolla e che sei tornato nel mondo reale. Ripensi a quel film schifosamente bello dove un mostruoso Rourke confessa: Qui (il ring, n.d.b.), qui dentro è l’unico luogo dove non mi faccio male. Sei arrivato, sei fuori, il giro è finito, segui la trafila chip-medaglia-mantellatermica-ristoro-recuperosacca.
Per i numerosi giornalisti interessati ai miei tempi:
Points
intermédiaires Temps
5 km 00:30:32
10 km 01:01:53
15 km 01:30:11
21.1 km 02:07:23
25 km 02:29:29
30 km 02:59:23
35 km 03:32:51Temps total (net) 04:20:09
Temps total (brut) 04:34:29
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questo blog delude molte aspettative, non ve la caverete con un copincolla, spegnete il computer, accendete la creatività, magari anche quella dell’insegnante che definisce le tracce, Tera Patrick non copia da internet.
“Non so se considerarmi il primo uomo nello spazio o…l’ultimo cane”.
Yuri Gagarin, 12 aprile 1961
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Non so perché, Ma questa frase mi gira in testa, One of us must know(?), Qui il video del giorno.
Spendendo poco più di 16€ tasse incluse mi sono affrettato a comprare una licenza per FlickrExport di ConnectedFlow. Sì, è vero, ero contento come un bambino di iPhoto ’09, e del suo modulo integrato per l’export di foto su Flickr, solo che dopo averlo provato meglio, dopo aver involontariamente rimosso da Flickr una ventina di foto già pubblicate e dopo aver trovato conferma alle mie perplessità in questo articolo (On the Flickr support in iPhoto ‘09), sono tornato al buon vecchio Flickr Export.
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Piuttosto di niente è meglio piuttosto?, Non sempre, Piccolo, Spazio, Pubblicità, Soldi spesi bene, Però Faces di iPhoto’09 è coolissimo, la foto non c’entra ma aiuta.