Nel frattempo, in una cucina di Oakland (CA)…

Nella foto la nonna di Msjacoby mostra un aspic di gamberi.
Nel frattempo, in una cucina di Oakland (CA)…

Nella foto la nonna di Msjacoby mostra un aspic di gamberi.
Tiro fuori la guerra d’Inverno. E la poetessa Edith Södergran, poveretta, ho una porta sulla morte – è sempre aperta.
[...]
Sono un asso nel tenere il fiato. Lo trattengo finché non arrivo a casa e mi infilo sotto la doccia, lo trattengo finché non mi sono convinto che l’appartamento e le mie cose non sono sommerse dall’acqua, ma continuano a essere circondate da solido asfalto ed erba e aria, e respiro di gioia per aver evitato il fluire ancora una volta, sono corso via e non ha avuto alcuna possibilità di raggiungermi, perché io correvo, senza respirare, attraverso il bosco, e poi via con la macchina, senza respirare, con La Sorella, amica mia, siamo amici per la pelle lei ed io, penso, sempre insieme, inseparabili, siamo due piccioncini, corriamo insieme nel bosco, corriamo via dall’acqua e dal fluire, registro che sto pensando noi e non io, ed è bello pensare noi e non io, perché ho pensato io così a lungo e noi è meglio di io, e la strada che percorri in solitudine ti conduce lontano da te stesso (cit. n.d.b.), ricordo di aver letto, perché leggere è importante, e questo è qualcosa di svedese che mi è rimasto in mente, ma potrebbe anche essere un finlandese di lingua svedese ad averla scritta, perché ci sono quelli che parlano svedese in Finlandia, mi annoto, il sei per cento parla svedese, in Finlandia, il cento per cento in Svezia e il sei per cento in Finlandia, fanno il centosei per cento, molto svedese, in altre parole, mi annoto, e sono bravo a seguire contemporaneamente più fili di pensiero, penso, e contemporaneamente penso anche alla Finlandia, perché la Finlandia è con me, la Finlandia è sempre con me, c’è una porta sulla Finlandia – è sempre aperta, e tutto sta nel trattenere il respiro, perché se tratteniamo il respiro, l’acqua non può farci male, l’acqua si ritira, e se un miliardo di cinesi saltassero contemporaneamente la terra andrebbe fuori rotta, ho letto, ma cosa accadrebbe se quel miliardo trattenesse il respiro? Qualcuno ci ha mai pensato, pensato a cosa potrebbe accadere, qualcosa accadrebbe di certo, qualcosa di bello, forse, varrebbe la pena di tentare, e ho letto anche che la popolazione del mondo intero ci starebbe tutta sui ghiacci del lago Mjøsa (362 Km², n.d.b.), stringendosi bene, se ne leggono talmente tante di cose, e io mi faccio la doccia e adoro farmi la doccia, nonostante sia acqua quella che viene fuori dalla bocchetta, normalissima e pericolosissima acqua, come tutta l’acqua, ma sono io ad avere il controllo in doccia, posso aprire e chiudere l’acqua, decido io quando farla scorrere e quando no, e con quale pressione, l’acqua della doccia ce l’ho in pugno, ha le ali tarpate ed è servile, come una tigre cieca con la museruola, o come una testa d’aglio bollita per un’ora, pessima immagine, come non detto, ma la sua furia è domata e perciò mi piace fare la doccia, invece l’acqua allo stato brado, in natura, l’acqua all’aria aperta, è orribile e pericolosa e non voglio averci niente a che fare, e mentre mi faccio la doccia mi viene in mente la mia nonna finlandese, che è una menzogna, quella dell’aspic. Mi accorgo che mi manca, mi manca la quieta accettazione che si respira nella sua piccola fattoria, mi manca quel suo non esigere mai niente da me, se non di prendermela comoda e rilassarmi, lavori troppo, mi dice, lascia perdere quella stupida brochure e va’ un po’ a sdraiarti sull’amaca, dice, mentre prepara l’aspic al balcone dalla sua cucina finlandese, e mi manca il suo cibo e il modo in cui se ne sta sempre seduta a lavorare all’uncinetto, e tutto il suo essere non è che poesia e menzogna, perché non esiste, è solo qualcosa che mi sono inventato per dire ai finlandesi dell’ambasciata quel che volevano sentirsi dire, l’ho dovuta creare perché i finlandesi volevano che ci fosse, perciò è menzogna e poesia, ma mi manca.
Tutto sulla Finlandia ~ Erlend Loe ~ Iperborea
Subisco il fascino delle superfici. Esercitano su di me un particolare richiamo. Quanto mi piacciono quegli insetti ragno leggerissimi, quelli con le gambe lunghe lunghe filiformi e spigolose, quelli che camminano sul pelo dell’acqua approfittando delle forze di coesione.
Sprofondano in lievissime cuspidi, ma non affondano. Quanto mi piace la tensione superficiale. Ma mi piace anche vedere quei giocatori di pallanuoto marcatamente sprofondati sotto al livello del mare ma non ad esso mescolati. Incorporati ma distinti. Sempre di mezzo una superficie. A distinguer volumi.
La linea di demarcazione. Il confine. Il contatto tra i mezzi. E certi brani ritraggono le superfici, e il loro scollamento, l’adesione, la tensione, un corpo solido che emerge da un fluido, e il fluido a seguirne i contorni, attenuandoli, smorzandoli. Emerge deciso e la superficie si squarcia, e tutto, tutto resta coeso.
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Tranquilli dev’essere il caldo, I Massive ma anche i RadioHead, Stamattina ho intravisto un tale dei tempi dell’università, Il suo soproannome era Condor, Un fisico, Sembrava scollato, Perso nello spazio tra una superficie e l’altra, Ma forse pensava solo al Teorema di Gödel (cit.)
Sotto alla superficie Dissolved Girl ~ Massive attack
Qui invece un corto di Jessica Yu, arriva da un dvd che mi ha prestato un amico, e chi sono io per non farvelo vedere…
Cheers.
Where the Hell is Matt? (2008) from Matthew Harding on Vimeo.
Link a Where the hell is Matt?
(Via Guido)
Oggi ho ripreso a far yoga. Ed è bellissimo.
La foto è un pensiero per Gians (…) per la sua promozione.
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Matrix? Non DomenicaIn? Modalità RIP OFF