(sottotitolo: cent’anni di moltitudine)
Il mio aggregatore li definisce Dinosaurs, sono blog che non sono stati aggiornati negli ultimi 30 giorni, c’è Poldone, Metilparaben, Elzeviro, DeadProgrammer’s Café e molti altri che non ho forse mai letto. Molti hanno chiuso i battenti, altri hanno cambiato indirizzo, e altri ancora sono di persone che – semplicemente – non stanno scrivendo. E va bene così. Saltuariamente cancello chi non conosco, gente finita nel mio aggregatore per qualche lontana ragione. Ho centinaia di blog aggregati, 3220 post non letti, e che non leggerò probabilmente mai. Ho infatti una sfera a corto raggio, un orbitale fortemente aggregato verso un centro fatto di dieci, forse venti, blogger, visite frequenti, visite sporadiche. Capita a volte che la gente preannunci la chiusura del proprio blog e poi non lo chiuda mai, capita che semplicemente smetta di scrivere e il blog resti lì come una casa disabitata, fino ad essere spazzato via dalla piattaforma che lo ospitava o chiuso dentro ad un server spento. Restano pagine nella pancia di google, che diligentemente ricopia l’intero web nei suoi server. Poi, con il tempo, le pagine spariscono anche da lì.
Ed è una cosa da nulla, semplice, ovvia come il trascorrere del tempo e la storia che ci tesse dentro i suoi ricami, fatti di persone e città. Ripensi alle città, percorse di notte a piedi, capitano luoghi in cui ti senti l’ultimo uomo della terra e i palazzi, le auto parcheggiate, vuote, con l’interno illuminato dai lampioni, conservano solo le tracce lontane di vita umana. Percorri vie con schiere di palazzi immobili e muti, finestre spente, silenzio ovunque, calpesti asfalti e lastricati, attraversi piazze e vie come su un palcoscenico di cartone che esiste prima della messa in scena e sopravvive dopo lo spettacolo. Soprattutto dopo lo spettacolo, e così è la città che – enorme e splendido dinosauro addormentato, compenetrato dalla vita di uomini e donne, intessuto di storie – cammina lenta nel tempo e fra cent’anni sarà qui a cullare il sonno agitato di nuove persone e tutto sarà uguale nella forma e tutto diverso nel contenuto. (!)
Qui il test per incontrare il vostro Daemon (no, che non lo dico qual è il mio).
Io vado a salutare Alba.
C’erano le passeggiate verso la scuola e i ritorni, i pasti che cucinava, cosa che raramente aveva fatto nell’ultimo anno e mezzo, perché a rompere le uova per prepararsi la cena si sentiva l’ultimo uomo sulla terra.
(Don Delillo – L’uomo che cade)