Archivio per febbraio, 2008

Maledetto Phishing

Postati in Tecnologia su 27/02/2008 da Davide

—–Messaggio originale—–
Da: Banca Royal Cayman Spa
Inviato: lunedì 25 febbraio 2008 12.59
Oggetto: Banca Royal Cayman – Sospensione Conto Corrente.

Gentile cliente,
Il suo conto sulle isole Cayman è stato sospeso a causa di un’operazione probabilmente malevola.
Se desidera riattivare il conto dovrà inserire i suoi dati di accesso sul nostro nuovo pannello web (link) entro le prossime 24 ore.

Il periodo di sospensione durerà 24 giorni dopodichè, se non riattivato, il suo credito attuale verrà assorbito totalmente da Banca Royal Cayman.

Cordiali saluti,
Banca Royal Cayman Group

Come si fa a non cascarci!?

La cit. del giorno

Postati in Lampadine su 26/02/2008 da Davide

Giocavano con prudenza e se ne pentivano, correvano rischi e perdevano, sprofondando in malinconie lunari. Ma c’erano sempre nuove cose da vietare, e nuove regole da stabilire.

Don Delillo – L’uomo che cade

Basta trascrizioni o rischio una causa…

Post scritto

Postati in Mondo, Plenty of time su 23/02/2008 da Davide

(sottotitolo: cent’anni di moltitudine)
Il mio aggregatore li definisce Dinosaurs, sono blog che non sono stati aggiornati negli ultimi 30 giorni, c’è Poldone, Metilparaben, Elzeviro, DeadProgrammer’s Café e molti altri che non ho forse mai letto. Molti hanno chiuso i battenti, altri hanno cambiato indirizzo, e altri ancora sono di persone che – semplicemente – non stanno scrivendo. E va bene così. Saltuariamente cancello chi non conosco, gente finita nel mio aggregatore per qualche lontana ragione. Ho centinaia di blog aggregati, 3220 post non letti, e che non leggerò probabilmente mai. Ho infatti una sfera a corto raggio, un orbitale fortemente aggregato verso un centro fatto di dieci, forse venti, blogger, visite frequenti, visite sporadiche. Capita a volte che la gente preannunci la chiusura del proprio blog e poi non lo chiuda mai, capita che semplicemente smetta di scrivere e il blog resti lì come una casa disabitata, fino ad essere spazzato via dalla piattaforma che lo ospitava o chiuso dentro ad un server spento. Restano pagine nella pancia di google, che diligentemente ricopia l’intero web nei suoi server. Poi, con il tempo, le pagine spariscono anche da lì.
Ed è una cosa da nulla, semplice, ovvia come il trascorrere del tempo e la storia che ci tesse dentro i suoi ricami, fatti di persone e città. Ripensi alle città, percorse di notte a piedi, capitano luoghi in cui ti senti l’ultimo uomo della terra e i palazzi, le auto parcheggiate, vuote, con l’interno illuminato dai lampioni, conservano solo le tracce lontane di vita umana. Percorri vie con schiere di palazzi immobili e muti, finestre spente, silenzio ovunque, calpesti asfalti e lastricati, attraversi piazze e vie come su un palcoscenico di cartone che esiste prima della messa in scena e sopravvive dopo lo spettacolo. Soprattutto dopo lo spettacolo, e così è la città che – enorme e splendido dinosauro addormentato, compenetrato dalla vita di uomini e donne, intessuto di storie – cammina lenta nel tempo e fra cent’anni sarà qui a cullare il sonno agitato di nuove persone e tutto sarà uguale nella forma e tutto diverso nel contenuto. (!)

Qui il test per incontrare il vostro Daemon (no, che non lo dico qual è il mio).
Io vado a salutare Alba.

C’erano le passeggiate verso la scuola e i ritorni, i pasti che cucinava, cosa che raramente aveva fatto nell’ultimo anno e mezzo, perché a rompere le uova per prepararsi la cena si sentiva l’ultimo uomo sulla terra.

(Don Delillo – L’uomo che cade)

L’aria era piena della canzone dell’acqua…

Postati in Fotografia, Lampadine su 18/02/2008 da Davide

Wallpaper

Postati in Wallpaper su 16/02/2008 da Davide

Ponticello

A/r

Postati in Plenty of time su 13/02/2008 da Davide

a/r
Vedi gente che dorme. Gente che legge, che ascolta musica, gente che parla, che guarda fuori dal finestrino, e gente al cellulare ostinata a parlare con interlocutori invisibili. E vedi, a volerli guardare, i paesaggi che scorrono. Zolle di terra nera, bianche di brina. Campi d’erba verde, bianca di brina e zone dove la nebbia bassa cela filari di tronchi di alberi spogli. Tralicci enormi e cavi elettrici con disegni di ragnatele. Rogge e canali di irrigazione, uno stagno.
Un campo da golf, finto e immobile, come solo un plastico sa esserlo. Una donna lo attraversa, al suo seguito un grosso cane nero. Iniziano i cavalcavia, gli svincoli della tangenziale con i suoi cartelli enormi, verdi.
Arriva la città, le sue strade di urbano traffico, e il treno, rettilineo e uniforme, a lambire facciate di palazzi assonnati, a smuovere cuscini e lenzuola a cavallo dei davanzali.
Una bimba si sveglia tra le coccole della nonna e della mamma. Un’ossessione di coccole.
-Vuoi prendere la metropolitana o il tram?
-No.
Poso lo sguardo sul paesaggio, lo abbasso sulla pagina, chiudo gli occhi. Musica..

Happiness only real when shared

Postati in Cinema su 11/02/2008 da Davide

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Non so come dire che non conta nulla se alcune scene sono troppo belle, troppo “cartolina”.
Capisco che – per onestà di linguaggio – in una storia del genere non andrebbe usato il ralenti.
Lo so che certe storie non si raccontano con una musica così accattivante.
Ed è ovvio che lo sguardo non dovrebbe essere quello che si adotta per selezionare le foto delle scatole di cioccolatini, perché questa…questa è una storia dura, dura e dannatamente splendida. Into the wild è un flim strepitoso. Un film-esperienza, qualunque cosa voglia dire. Ha una lezione. Risveglia la felicità, quella vivida e dolorosa. Niente analgesisci. Niente barbatrucchi sociali-famigliari-economici. Guardarsi in faccia. Togliere il superfluo. La verità è percepibile. Non dico sempre, ma ogni tanto…ogni tanto ascoltiamola ‘sta voce.

Detto questo, per una recensione vera andate dal Munacello. E già che ci siete – a proposito di barbatrucchi, e dell’andare al nocciolo delle cose – passate dal LibMagBlog e vo-ta-te-mi. Now.

La foto del giorno

Postati in Fotografia, Plenty of time su 08/02/2008 da Davide

1 segnalazione 1

Postati in Mondo su 05/02/2008 da Davide

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Daniela BENEDETTI – Come back – 2007 – 70×100 – Olio su tavola

Si prenda uno spazio, un luogo chiuso. Ci si ponga al centro, in solitudine. Si bagni lo spazio di luce. E, in fine, si aggiunga uno specchio. Soundtrack: non pervenuta.

Un bagno, un ascensore. Un luogo di servizio, un mezzo di ascensione. Ogni bagno o ascensore che si rispetti ha uno specchio. Ogni solitudine che si rispetti ha uno specchio. Desolazione e transizione.

Daniela Benedetti espone fino a marzo alla galleria
Agorártevia del Carmine 11 Brera, Milano

Altri suoi bei lavori qui.

Preferirei di no day

Postati in Lampadine su 02/02/2008 da Davide

Milano Centrale

Era il terzo giorno, credo, che stava con me, e ancora non vi era stata occasione di verificare le copie da lui fatte, quando, avendo grande fretta di terminare un piccolo lavoro che mi premeva, mi rivolsi a Bartleby, chiamandolo d’improvviso. Nella fretta e nella naturale attesa di una reazione immediata, sedevo alla mia scrivania con la testa piegata sull’originale, la destra tesa di lato, reggendo con un certo nervosismo la copia, così che, appena emerso dal suo ritiro, Bartleby potesse prenderla e procedere all’opera senza il minimo indugio.
Sedevo appunto in tale atteggiamento quando lo chiamai, spiegandogli rapidamente quel che volevo facesse, cioè esaminare con me un breve atto. Immaginate la mia sorpresa, per non dire costernazione, quando senza uscire dal suo recesso Bartleby con voce singolarmente pacata e ferma rispose: “Preferirei di no”.
Rimasi per un po’ in silenzio perfetto, raccogliendo le facoltà dello sbalordimento. Subito pensai che le orecchie mi avessero ingannato, o che Bartleby mi avesse del tutto frainteso. Ripetei la richiesta nel tono più chiaro che potessi assumere. Ma in un tono non meno chiaro venne la risposta precedente: “Preferirei di no”.

Herman Melville – Bartleby lo scrivano.

Il giorno PreferireiDiNo, da istituire a livello mondiale, nessuna cerimonia plateale, solo un piccolo No (anche Sì all’occorrenza) da esibire con fermezza. Qualcosa che sia risposta chiara, dal profondo. Una svolta dalle conseguenze poco certe, salva la propria naturale integrità.
I would prefer not to.