Post nucleare
24 November 2007 – 1:51 pm
(Photo: JUNKU NISHIMURA)
Suona il citofono. Sabato mattina. In quel momento il pensiero era alle parole di una sera di qualche giorno fa. Su un particolare genere fotografico. Foto volutamente sbagliate. Apparentemente poco ricercate, zero costruite. Sfuocate. Risucchiate da contesti reali. Crudi. Penso alle foto di Junku Nishimura. Alla differenza che esiste tra due generi di scritti: un’intervista trascritta ad arte ed un dialogo estemporaneo, spontaneo, o anche uno scritto di fantasia. E ai loro corrispettivi reali. All’avvenuto senza narrazione. Nessun testimone. Nessun narratore. Come se nulla fosse esistito mai. Il vecchio discorso dell’osservatore che muta l’osservabile. Certe foto le rifiuta, ormai. Dice lei. Penso io - ora, tra le lenzuola - alle foto che ti senti di fare appena quell’immagine compare nel tuo campo visivo. Sono le foto che stanno sulle scatole dei cioccolatini, le foto cartonate e rese pezzi di puzzle. Per intenderci. Le interviste costruite tra il reale e la testimonianza. Fotografi come narratori. Non più, grazie. Forse è questo quello che intendeva, forse è quello che ho inteso io, osservando le grandi proiezioni di alcune sue foto, alte sopra la testa dei musicanti. Un pensiero che lievita in silenzio.
Mi alzo e apro, dopo aver rovistato tra i rumori del mattino senza udire lo scatto della luce delle scale, solo pioggia e solchi nell’acqua delle pozzanghere. L’auto passa e le pozzanghere si ricompongono. In un processo lento, inarrestabile. Nessuno apre, apro io. Avanti Postino, avanti Spazzino.
Made of:
Post-pittorico:
Ma quando dunque farò il cielo stellato che tanto mi preoccupa. Ohimè! Ohimè! è proprio come dice l’ottimo compagno Cyprien: i quadri più belli sono quelli che si sognano fumando la pipa in salotto, ma che non si fanno. Eppure si tratta di mettercisi, per quanto incompetenti ci si senta faccia a faccia con le perfezioni ineffabili degli splendori gloriosi della natura. (Vincent Van Gogh)
Post-lista controverso, rosso cupo, come il sangue rappreso sotto al quale dorme una ferita guarita. Lindsay Lohan e dintorni. Lontano dal paradiso.
7. Quando ho raggiunto un livello sufficiente di rehab da scrollarmi di dosso i calcinacci, mettermi un vestito da ballo, sorridere senza scoprire i denti e ricominciare a guardarmi attorno, attorno a me c’era il deserto.
“If you want something done, give it to a busy person.” Nothing makes you more aware of how you are spending your time like when you have no free time at all. Testing your application in a worst case scenario where it has to deal with large sets of data will help you find performance problems. It works the same way with other aspects of your life.






una sola parola minchiachebelpost,
Dear davide, che dire io per avere l’ispirazione giusta, ho provato anche con la pipa; ma niente, mai riusciro’ a immaginare un cielo stellato come quello.
Comincio a capire perchè ti piacciono i cure

Grazie eginone,
Gians, sbagli pipa,
1ps, per il bianco e nero?