Archivio per aprile, 2007

Piuttosto di niente è meglio piuttosto (?)

Postati in Mondo su 30/04/2007 da Davide

Invito Ugolino a superare la questione del cilicio (o è una catena da neve?) e a continuare il suo tutto personale cammino da blogger. Valuti la possibilità di approfittare dell’assenza di Marcoz per scrivere una puntata del DizionaLioz.

A volte nella vita si dicono cose a cuor leggero e – subito dopo – ci si pente (quasi) di averle dette.

The Day Before, la pubblicità del giorno

Postati in Mondo su 29/04/2007 da Davide

The world can change in a day. Don’t miss your daily edition of in-depth news.
CapeTimes Know All About It

Pubblicità ad ogni costo, cattura l’attenzione, prende allo stomaco. Missione compiuta.

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Satira politica

Postati in Mondo su 27/04/2007 da Davide

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Baci e schiaffi e i sogni di Soriano

Postati in Lampadine su 26/04/2007 da Davide

Egine scrive post che sono come baci e schiaffi. Oggi parla di fotografia e cinema e ieri di una lettera struggentissima. Parla di Ogni cosa è illuminata, parla di una foto che gli ricorda Ogni cosa è illuminata. Un bel film: raccogliere oggetti lungo il proprio cammino, piccoli pezzi di giorno, piccoli pezzi di paesaggio, per ricostruire, per non dimenticare. Quando vidi questo film io pensai a Little Miss Sunshine, forse per il viaggio, per il trovarsi lungo una strada, in un viaggio folle, come fosse l’ultimo.
Un’altra cosa: mi mancano tre pagine per finire Città della pianura, leggendo quest’ultima parte, ma forse in tutto il vagare di Cormac McCarthy, scopro un legame forte con Soriano, torna alla mente quel girovagare, quell’atmosfera da sogno, non è notte ma c’è buio ovunque. Soriano ambienta in geografie così, luoghi mai visti eppure noti a tutti. In non tempi, in non luoghi. Soriano racconta storie come se avvenissero in sogno. Leggi Soriano e leggi un sogno.

Tre dritte su Osvaldo Soriano:
~ Un’ombra ben presto sarai (1990)
~ L’ora senz’ombra (1995)
~ Triste, solitario y final (1973)

Galli e cavalli e foto splendide

Postati in Lampadine su 24/04/2007 da Davide

Credo che tu possa addestrare un gallo a fare quello che vuoi. Ma non lo avrai veramente in pugno. Invece c’è un modo di addestrare un cavallo che, quando hai finito, ti fa sentire che lo possiedi davvero. Sei sul suo stesso terreno. Un buon cavallo immaginerà le cose per conto suo. E tu vedrai quello che c’è nel suo cuore. Lui non farà una cosa mentre lo guardi e un’altra mentre non lo guardi. No, lui è tutto d’un pezzo. Quando un cavallo l’hai portato fin lì, è difficile che tu riesca a fargli fare qualcosa che secondo lui è sbagliato. Si ribellerà. E a quel punto, se lo maltratti, il dispiacere può quasi ucciderlo. Io l’ho visto, questo.

Città della pianura, Cormac McCarthy

Città della pianura, preceduto da:

~ Cavalli selvaggi (All the Pretty Horses), 1992
~ Oltre il confine (The Crossing), 1994

chiude la Trilogia della frontiera. Ora, avrei voluto appiccicare una foto in cima a questo post ma la mia diva di flickr preferita è tutelata dai diritti d’autore e siccome non mi fila neanche di striscio dovete arrangiarvi da soli e clickare qui per vedere la foto.

p.s.
Rebekka Guðleifsdóttir è una splendida fotografa che fa splendide foto in una splendida Islanda. Punto.

Leadership and war

Postati in Mondo su 19/04/2007 da Davide

Which presidents and political parties were responsible for America’s deadliest wars? To what extent can you blame a president or a political party for choosing to go to war? This map may hold some answers. It illustrates the history of American war from 1775 to 2006. War is a necessary evil. Politics, however, shouldn’t be.

Link a Leadership and war Map

Il vento di Alcatraz

Postati in Mondo su 18/04/2007 da Davide

Anni fa visitai il carcere di Alcatraz ed ascoltai le registrazioni di vecchi detenuti, testimonianze lontanissime. I detenuti dell’ala sud avevano le celle a pochi metri da alte finestre chiuse da grate e reti fitte. D’inverno penetrava il gelo proveniente dalla baia e dall’oceano, mentre in certe sere d’estate, con certe condizioni di vento i detenuti arrivavano a sentire le risate delle ragazze, la musica dei locali, suoni lontanissimi e meravigliosi provenienti da Fisherman’s Wharf, da Marina Boulevard e forse addirittura da Sausalito. Ascoltavano in silenzio.

La finestra è spalancata sul cielo notturno e i tetti della città. Dalla strada entra il blu della notte, arrivano voci e l’odore di sigarette. In tv sta passando Ho affittato un killer di Aki Kaurismaki, un killer malato terminale cerca la sua preda: un francese arrivato al capolinea, vittima e mandante, un francese che poi cambia idea, ovvio. Per una donnna, ovvio. In una scena il killer si trova in un bar e su un palchetto Joe Strummer strimpella e canta una canzone ad un pubblico inesistente. Joe Strummer ha una voce bellissima. Le voci andrebbero collezionate. Le voci di nonne che indicano la mia barba incolta, e dicono con orgoglio: hai il pizzetto naturale come il nonno Eugenio, o voci di nonne affascinantissime che impostano il tono di una voce che sa di mare e tabacco e cercano di imitare la mia, spessa e grave, per schernirmi. E ridiamo. E voci di anziane governanti che dicono O povri povar, con l’orgoglio e il portamento dei capi tribù, indiani Sioux.

Anni fa visitai il carcere di Alcatraz, vidi e compresi come tutte le prigioni hanno la stessa forma e lo stesso odore. C’era una cella di punizione piccola e priva di finestre. L’interno era totalmente in ferro. Pavimento, pareti, soffitto. Una scatola cubica con spigolo di poco più di due metri. Entrai e accostai la porta. Ripensai alle parole del detenuto. Quando ti spedivano in quella cella non sapevi mai per quanti giorni ci saresti rimasto, d’altronde presto avresti perso la cognizione del tempo confondendo la notte con il giorno. Nell’oscurità totale chiudevi gli occhi, prendevi confidenza con la percezione di quell’oscurità fino ad intravedere, in fondo, in lontananza, una luce. Là nascevano le tue immagini, là ponevi il tuo televisore e trascorrevi ore a guardare amici, auto, tua madre, il frigorifero di casa, la tua donna. Altre volte ti staccavi un bottone dalla camicia. Lo gettavi. Ti inginocchiavi e cominciavi a cercarlo. Quando l’avevi trovato, lo ributtavi di nuovo.
Esco, la luce mi acceca, quante cose arrivano agli occhi.

Anni fa visitai il carcere di Alcatraz e quando l’addetto all’imbarco ci fece salire sulla barca per tornare a S.Francisco disse ridendo e con fare teatrale: Escape from Alcatraz. Nessuno rise.

Febbre

Postati in Mondo su 14/04/2007 da Davide

Hable Con Ella / Caetano Veloso / Cucurrucucu Paloma

..and the friend was late.

Postati in Lampadine su 14/04/2007 da Davide

Like Mr Clutter, the young man breakfasting in a café called the Little Jewel never drank coffee. He preferred root beer. Three aspirin, cold root beer, and a chain of Pall Mall cigarettes – that was his notion of proper “chow-down”. Sipping and smoking, he studied a map spread on the counter before him – a Phillips 66 of Mexico – but it was difficult to concentrate, for he was expecting a friend, and the friend was late. He looked out a window at the silent smalltown street, a street he had never seen until yesterday. Still no sign of Dick.

In cold blood – Truman Capote, Penguin

Sebbene stia procedendo con una lettura lenta il libro è bellissimo, e come è scritto!
Occorrerebbe una vacanza per leggerlo nel giusto modo.

Le persone sono iceberg isole

Postati in Mondo su 12/04/2007 da Davide

Isole

Si sa che ho un debole per le isole, mica solo per gli iceberg.

La foto l’ha scattata l’amico Mr Praina (Ladakh, Monastero di Diskit).