
Archivio per novembre, 2006
A come Altman
Postati in Cinema, Spettacolo su 28/11/2006 da DavideE’ tornato nelle sale Radio America di Altman. Grande Cinema indubbiamente, ma di getto era amore o odio. All’uscita dalle sale qualcuno urlava al capolavoro, altri più perplessi, riconoscevano il valore di certe figure, della bellezza di alcuni personaggi, dell’atmosfera sapientemente ricreata, riconoscevano tuttavia anche di aver molto sbadigliato. Io ho trattenuto gli sbadigli. Ma il film è bello e c’è una cosa che avevo letto in una recensione (non so più di chi, non so più dove), letta come sempre dopo aver visto il film, una cosa molto azzeccata: In Radio America non si spara, (pausa) in Radio America si muore. Ed è vero che in questo film tutti cantano (ad un tratto pensi addirittura di essere caduto nella trappola di un dannato music hall), eppure più di ogni altra cosa in questo film si muore. Fate voi.
Le dimissioni di Cossiga
Postati in Mondo su 28/11/2006 da DavideDurante la presidenza di Luigi Einaudi, il 5 dicembre 1949, Arturo Toscanini fu nominato senatore a vita per i suoi altissimi meriti in campo artistico. Toscanini si trovava a New York. Rispose con un telegramma rifiutando la nomina: spiegò che rappresentava per lui un grande onore ma che tuttavia entrava in conflitto con il suo modo di essere schivo da ogni accaparramento di onorificenze e decorazioni.
Leggendo questa cosa sul corriere mi sorge spontanea una domanda: ma se abbiamo accettato il rifiuto di Toscanini perché non possiamo accettare le (seconde) dimissioni di Cossiga?
A proposito di Gol
Postati in Sport su 26/11/2006 da Davide
Il goal di Ronaldinho nella partita di ieri: Barcellona – Villareal (4-0). (Via Agylen)
Any Given Sunday
Postati in Mondo su 26/11/2006 da Davide
Ha gli occhi piccoli e vicini, anche ad osservarlo dal vivo. Dal vivo di questo sogno domenicale. Li guardo come si guardano le cose brutte o proibite: di sottecchi, con attrazione e repulsione. Parlo di George W. Bush che indossa una mostruosa tuta da ginnastica di un acrilico azzurro, con righe bianche laterali, lungo le maniche e i pantaloni. Stiamo giocando a calcetto, in una palestra al chiuso. L’eco e il rimbombo degli spettatori, Bush gioca malissimo, lascia azioni interrotte, manca gli assist che gli giungono generosi. Gioca a tratti, con slanci plateali, buttandosi solo in certe azioni e ignorando completamente altri momenti di gioco. Si ferma a compiacersi con il pubblico, telefona. Ha gli occhi piccolissimi. Animali. Torna a giocare. Spavaldo e sicuro di sè, si muove con la sicurezza e l’orgoglio di un goleador. Simulando mosse e finte esperte. Sono di fatto agli occhi di tutti raccapriccianti goffi inutili movimenti teatrali. Ma lui è sicuro di sè, è convinto di essere il meglio che ci sia. Un’enorme e ottusa sicurezza di sè.
Segno due gol. Identici. Palla spiovente, a scavalcare la testa del portiere e a infilarsi appena sotto alla traversa. Il secondo mi lascia perplesso. Che quella palla non doveva passare. Uguale identica alla precedente. Il portiere doveva intuirla. Che certe palle non meritano di passare.
Poi è la stanza d’ospedale di Alexander Litvinenko, l’immagine di lui in quel letto d’ospedale, occhi all’obiettivo, completamente calvo e il Polonio a mangiarselo da dentro, inesorabile, inarrestabile. Poi arriva l’immagine di Putin – si vede che questo nuovo corso democratico non mi è del tutto chiaro – ma è solo un attimo: suona la sveglia.
Ma oggi non doveva essere domenica?
Lo Zen e la guida nel traffico
Postati in Mondo su 23/11/2006 da Davide
Sopravvivere alla guida quotidiana immersi nel traffico comporta la piena padronanza di una complessa disciplina Zen.
Ripensavo a questo mentre aspettavo il collega, davanti alla sede del cliente. In una Milano serale, con pioggerellina lievitante. Lo vedo in lontananza. Arriva camminando con un impeccabile abito gessato, cartella di cuoio, senza impermeabile, senza ombrello. Sorride ma ha lo sguardo un po’ affranto. Lo rincuoro: dico che il traffico va saputo contrastare, che non bisogna cascarci e farsi sopprafare.
Di non preoccuparsi. Dice che sì, l’ha imparato da tempo e alzando leggermente la manica della giacca e il polsino della camicia sbottonata mi mostra il polso nudo. Senza orologio. Sorrido e penso alla mia attesa a guardare l’orologio e a telefonare, e penso al cliente, che anche lui magari l’orologio non lo porta. Ci dirigiamo verso le porte d’entrata. Esce un ragazzo con un piumino blu, un pezzo di scotch marrone a forma di quadrato appiccicato all’altezza del cuore, a fermare un’emmoragia di piume. Ci tiene la porta. Entriamo. A seguire una donna baldanzosa già bellepronta a chiudere con la giornata di lavoro: ci guarda severa. Chi cercate? Si precipita sui suoi passi, si siede alla reception e traffica col centralino, dice che se perderà il treno la dovremo accompagnare noi. Le paghiamo il taxi, se non abita in Friuli, dice il collega. Lei ride e dice che la direzione è quella. Compone il numero ci annuncia ci trascina in una sala e fugge. Arriva il cliente. Sorride. Si siede. Rolex.
Anche stamattina pensavo alla disciplina Zen ed era tutto un rispettare i gialli, leggere i cartelli, cedere il passaggio, rispettare le file. Poi è arrivata Sæglópur (Sperduto nel mare) dei Sigur Rós e la guida ha preso tuttaltra andatura, altro che Zen.
88.60$: Record assoluto per il titolo AAPL, in attesa dell’iPhone
Postati in Economia su 22/11/2006 da DavideInvestors seemed to be responding to analyst predictions that 14 million iPods will be sold in the current fiscal quarter.
(via news.com.com)
Previsioni di vendita di circa 105 iPod al minuto per il quarto in corso (ott-nov-dic).
il titolo GOOG…
Postati in Economia su 21/11/2006 da Davide…in questo istante è a quota 508.47$. Superata la soglia dei 500$.
Mp3 Addicted Reloaded
Postati in Cinema, Mondo su 21/11/2006 da Davide
SottoTitolo: avevo un iPod, non so se ne voglio un altro.
SottoSottoTitolo: La musica mi sta bene.
L’iPod Shuffle io l’apprezzavo chè era leggero. Ma la modalità Shuffle quella non l’ho mai gradita.
Anche se bisogna ammetterlo: la generazione di numeri casuali ha una sua raffinatezza.
Occorre stabilire un algoritmo che non tradisca alcuna predicibilità dei numeri generati. Vi sono algoritmi che partendo da un seme generano una sequenza infinita di numeri casuali, tuttavia, se con questo algoritmo rigenerate una nuova sequenza di numeri partendo dallo stesso seme otterrete gli stessi identici numeri della precedente serie, nello stesso identico ordine. Come a dire che ogni nostro giorno è sì una sequenza di eventi pressoché casuali, ma precisamente determinati dall’evento iniziale: poniamo che la sequenza dipenda da come ci svegliamo al mattino: se domani ci sveglieremo nella stessa posizione di oggi, beh: vivremo la stessa identica giornata, la stessa sequenza di eventi del giorno appena trascorso (c’era pure un film? tutta una vita a vivere lo stesso giorno). L’iPod Shuffle di Apple ha un algoritmo più sofisticato, vi permette infatti di ascoltare sequenze casuali di brani senza ripetizioni: se si presenta un numero casuale corrispondente ad un brano che avete già ascoltato questo viene rigettato e ne viene ricalcolato uno nuovo, fino a quando? fino a che non avrete ascoltato tutti i brani, i numeri casuali ripetuti vengono così ignorati e rigenerati.
Ancora: se spegnete e domani riaccendete il lettore, questo non vi riproporrà la stessa sequenza già ascoltata ieri per dire. Insomma: un non_caso rigorosissimo.
Qualcosa come: la vita è una sequenza di eventi (quasi) casuali e una colonna sonora ci sta a pennello. E una colonna sonora degna di una concatenazione di eventi quasi casuali deve essere quantomeno non ripetitiva o sequenziale. iPod Shuffle.
Ma come dicevo: io la modalità Shuffle non l’ho mai usata, che le sequenze le sceglievo io quando le caricavo sul lettore. Dico caricavo, dico sceglievo perchè il mio iPod si è rotto, a un anno e mezzo dall’acquisto. Già si è rotto! Che io mi affeziono alle cose, alle scarpe, alle camicie e all’iPod, che ora non so mica se premiarli questi di Apple con l’acquisto del nuovo Shufflino.
Però questa pubblicità rende davvero l’idea. L’idea della musica come un abito che indossi e che ti arricchisce quasi come un indumento e ti accompagna nel casino del giorno o in quel viaggio in treno fino a Bologna, o quando corri al ritmo di Again degli Archive (You All Look The Same To Me).




