Archivio per ottobre, 2006

Liliana Cardile – QuiPechino: come essere in Cina

Postati in Mondo su 31/10/2006 da Davide

Proprio oggi (25 ottobre) il China Daily pubblica un articolo sui millennium babies, i bambini nati – meglio, fatti nascere – in Cina nel 2000, un anno considerato particolarmente fortunato e trascorso sotto il segno del dragone (long). Sei anni dopo quel baby boom (36 milioni di nati nel 2000 contro i 19,09 milioni del 1999 e i 17,01 milioni del 2001) le prime classi delle scuole elementari scoppiano: non ci sono abbastanza insegnanti e le strutture sono impreparate ad accogliere un numero così alto di nuovi studenti.

Il problema dell’ulteriore sovraffollamento, in un paese già sovraffollato, accompagnerà i bambini del 2000 alle superiori, all’università e probabilmente sarà un ostacolo in più al momento di trovare un lavoro. Altro che fortunati.

Il fatto è che il segno zodiacale sotto cui si nasce in Cina è molto importante. E infatti, nonostante gli allarmismi di giornali e televisioni, per l’anno prossimo si prepara una nuova enorme infornata di neonati visto che il 2007 sarà l’anno del maiale d’oro, il più propizio degli ultimi sessant’anni per avere bambini. (leggi tutto il post)

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La 25esima ora

Postati in Spettacolo su 29/10/2006 da Davide
25th hour.jpg Della serie:
1no) guardatevi dai vostri amici
2ue) guardatevi dai vostri nemici
3re) guardatevi da voi stessi

Riflessioni: 76,65MB di file AVI (tasto destro: Save Link as…)

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I Piatti del Giorno

Postati in Mondo su 28/10/2006 da Davide

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Mp3 addicted, sottotitolo The blog daemon that sits on my shoulder

Postati in Mondo, Spettacolo su 27/10/2006 da Davide

Questa mattina ho letto sul Corriere la prima colonna dell’articolo del Mereghetti. Sì solo la prima colonna, è già qualcosa credetemi, che ora potrei rileggere il resto dell’articolo e scriverne dopo. O più facilmente non leggerlo mai e mai scriverne. Alzi la mano chi non ha ritagliato articoli per rileggerli. Dopo. Quando dopo non so, in un secondo tempo. Che non arriva mai. E allora si butta via il ritaglio dopo anni. O lo si ritira fuori per farci un film come ha fatto Tornatore con la Sconosciuta. Ma questo è un altro discorso, che lui lo fa per mestiere, di prendere spunti e spigolare e speculare (in senso buono).
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Beh, leggevo questa colonna che parlava di un film: Babel. Parlava di Alejandro Gonzalez Inarritu. Parlava di due diversi modi di fare regia. Di come ci siano registi che raccontano storie senza scomporle, come se gli attori fossero da sempre lì in quella vita, in quella storia, come se esistessero a prescindere dai cameramen, dai fonici, dalle poltroncine ribaltabili, dai popcorn. Il regista entra in quella vita, in quella storia, e la racconta con tatto, senza scomporla e sradicarla. Poi ci sono i registi che spaccano tutto, che frammentano la storia in 1000 schegge e le riassemblano, in caleidoscopi, in mosaici, con tessere multicolore, scardinate dalla trama del tempo e dello spazio. I frammenti e gli attori stessi diventano al servizio della storia e non viceversa. Detto in tre parole: Alejandro Gonzalez Inarritu appunto. Quello di 21 grammi per intenderci. E ripenso all’infinità di modi e forme e strumenti utilizzabili per raccontare una storia. Lo ripenso perché lo pensavo anche ieri sera mentre facevo la mia mezzoretta di corsa, mp3 addicted, e pensavo che a volte si fanno cose così belle che occorrerebbe un modo nuovo di raccontarle, di postarle.

Oggi occhi puntati su Sun

Postati in Economia su 26/10/2006 da Davide

The Network is the Container

Postati in Tecnologia su 24/10/2006 da Davide

Provate a pensare a chi potrebbe essere uno tra i potenziali futuri acquirenti di questi meravigliosi container datacenter trasportabili.

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La risposta la trovate in questo illuminato articolo di Robert X. Cringely (scritto quasi un anno fa!).

In questo post Jonathan Schwartz descrive in dettaglio il progetto Blackbox, e le reazioni al progetto.

Tour nella Blackbox:

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L’arte della guerra L’arte della risoluzione di problemi complessi

Postati in Mondo su 22/10/2006 da Davide

(click per ingrandire)

(Source: idiagram)

Piccolo. Spazio. Pubblicità.

Postati in Spettacolo su 21/10/2006 da Davide

In SecondLife vivono un milione di consumatori

Postati in Economia, Mondo, Tecnologia su 20/10/2006 da Davide

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Congratulations to the whole SL community and all of us at Linden Lab on reaching 1 Million residents signed up!! Second Life is growing because together we are all building content, welcoming new people, expanding the community, and adding new capabilities to the system…

(via SecondLife Blog)

Alcuni spunti sulle iniziative pubblicitarie e marketing di Second Life qui e quiiii (video da vedere).

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Lontano dagli Yacqui

Postati in Lampadine su 17/10/2006 da Davide

Gli consigliarono di stare alla larga del territorio Yacqui a ovest perchè gli Yacqui lo avrebbero ucciso. Poi le donne gli prepararono una cena di carne essicata e coriacea, o machaca, e mais e tortillas annerite e un vecchio si fece avanti e gli parlò, con grande franchezza, in uno spagnolo che lui capiva a malapena, guardandolo negli occhi e aggrappandosi al pomo e all’arcione della sella, così da tenere il ragazzo quasi in braccio. Era vestito in maniera strana e vistosa; indossava abiti ricamati con disegni geometrici che parevano istruzioni, forse un gioco. Portava gioielli di giada e d’argento, aveva i capelli neri e più lunghi di quanto l’età sembrava consentirgli. Disse al ragazzo che pur essendo huérfano avrebbe dovuto smettere di vagabondare e trovarsi un posto nel mondo, perché quel vagabondare sarebbe diventato per lui una passione e tale passione lo avrebbe estraniato dagli uomini e quindi anche da se stesso.
Disse che il mondo poteva essere solo conosciuto per come esisteva nei cuori degli uomini. Perché per quanto sembrasse un luogo che conteneva degli uomini, in realtà era un luogo contenuto nei loro cuori e quindi per conoscerlo era lì che bisognava guardare, e imparare a conoscere quei cuori, e per far ciò si doveva vivere con gli uomini e non limitarsi a passare in mezzo a essi.
Disse che per quanto lo huérfano sentisse di non avere più nulla a che spartire con gli uomini, doveva mettere da parte quella sensazione, perché dentro di lui vi era una grandezza di spirito che gli uomini potevano vedere, e gli uomini avrebbero desiderato conoscerlo e il mondo avrebbe avuto bisogno di lui così come lui aveva bisogno del mondo, perchè erano una cosa sola.
Alla fine disse che mentre questa era di per sè una cosa buona, come tutte le cose buone costituivano anche un pericolo.
Poi tolse le mani dalla sella del ragazzo, si allontanò e rimase fermo a guardarlo. Il ragazzo lo ringraziò per quelle parole, ma disse che in verità non era un orfano; poi ringrazò le donne, voltò il cavallo e si allontanò. Rimasero a guardarlo mentre se ne andava. Superando l’ultimo dei wickiups di arbusti si voltò e in quel momento il vecchio si rivolse nuovamente a lui. Eres, disse. Eres huérfano. Il ragazzo alzò una mano, si toccò il cappello e proseguì.

(Da Oltre il confine, di Cormac McCarthy)