Anni fa in un padiglione della biennale di Venezia vidi alcune fotografie particolari. Presentavano delle inquadrature sghembe e ritraevano paesaggi, persone e case prese dal basso. Non erano scatti di grande qualità tuttavia inquadravano soggetti definiti, erano, diciamo: inquadrature consapevoli.

A conclusione della serie di foto sghembe ce n’era una precisa e regolare: la foto ritraeva un piccolo scimpanzè alle prese con una polaroid.
A leggere le didascalie si capiva qual era la vera intenzione di quelle fotografie: le foto erano infatti state scattate dallo scimpanzè, e l’idea era di rappresentare come e cosa una scimmia vede attraverso i propri occhi. Poco importa se l’impressione visiva veniva filtrata da uno strumento intermedio come la macchina fotografica.
A guardare quelle inquadrature si adottava il preciso punto di vista della scimmia, si vedeva attraverso i suoi occhi sintetizzati dalla macchina fotografica, e all’estremo ci si trasformava in lei.
Questo guardando alla mia memoria e al ricordo della mia interpretazione.
A voler guardare con gli occhi di Google ecco cosa ho trovato:
:: Komar and Melamid – Moscow Through Mikki’s Eyes
:: CNN.com
:: Elephantart