Mi manca il tempo.

Postati in Musica, Sport su 31/08/2010 da Davide

Sottotitolo:
Lezioni avanzate di running.

Faccio capolino per un salutino dal mio computerino..

Il mio amico André corre le maratone e tutto il resto, e per allenarsi a volte esce a correre di mattina presto. Corre dentro alla periferia ovest di Milano, tra palazzi, piazzali-parcheggio, svincoli d’autostrada, tra campi lontani, corre ai bordi della città che come un gattone acciambellato sotto un cielo grigiognolo sonnecchia ancora.
Pantaloncini, scarpette pulite, maglia tecnica, bello lucido l’André tiene una bella andatura, tesa come la corda di un funambolo. Quell’andatura che è un po’ una danza primitiva, che a volerla imparare bene ti aiuta tanto la musica, quella che si ha dentro o quella che si può assumere artificialmente. Su tutti potete ascoltare In Rainbow dei Radiohead, certo all’inizio non riuscirete ad assecondare tutte le vie di fuga, ogni brano ne offre almeno una. Una di quelle dove un corridore etiope stacca duemila metri sotto i sei minuti, quelle fughe tattiche che atterrano gli avversari ambiziosi: l’etiope ingrana una marcia impossibile ma di lì a poco scalerà e tornerà a volare più basso, diciamo poco sopra i tre minuti al chilometro, ma se l’ego ha spinto l’avversario a tentare a sua volta d’innescare quella marcia extraterrestre…beh insomma, ci siamo capiti, ti ha fottuto l’equilibrio, ti ha minato il morale, ti ha scardinato l’andatura. Vai a casa. Una fuga così non si può fare senza preparazione. Chi vi credete di essere. Quindi ascoltate il vostro bel ritmo, cavalcate la fuga ma Run like nobody’s watching (semi cit.). Il mulinare delle braccia al ritmo doppio rispetto al rullare delle falcate, se volete. Ascoltate la vostra musica, in allenamento. Mai durante le manifestazioni podistiche, lì si va senza cuffiette, non c’è rete. Massima concentrazione e misurate l’ego. Una danza perfetta. Come quella, insomma, che manteneva André costeggiando un ampio parcheggio, quando ha visto un Uomo-Aci accanto al suo Carroattrezzi-Aci e poco più in là un altro Tale sconosciuto che lo chiama:
-ehi lei, senta, lei che è sportivo può darci una mano?
-(?)
-se può spingere fuori un po’ l’auto che dobbiamo portarla via col carroattrezzi.
-(André disarma l’andatura e torna ad essere un pedone umano, lievemente dinoccolato si avvicina ai due, si piega, braccia tese, mani aperte a spingere appena sopra al parafango, gambe allungate a mo’ stretching polpacci).
-…
-(André si è mutato in una vena giugulare vestita da runner).
-…
-(André si accorge che il contributo del Tale alla spinta complessiva è pari a zero).
-…
-(André realizza che qualcosa che non va in questa sessione di allenamento deve esserci: l’Uomo-Aci li osserva svogliato e indifferente, il Tale ha sì assunto la finta posa plastica Spinta totale ma continua più che altro a gettare ansiogene occhiate a destra e sinistra).
-…
-(André vede in fondo al parcheggio una ragazza aggrappata ad un telefonino, cammina su e giù, non ha pace. André fa uno più uno. Il Tale in ansia totale dice due parole a caso, si disimpegna e scompare, André va incontro alla ragazza per chiarirsi, la ragazza protesta).
-dannazione è la seconda volta che cercano di rubarmi l’auto.
-guardi signorina che io non c’entro.
-certo, l’ho capito.
L’Uomo-Aci si è allontanato dentro al suo carroattrezzi, ignari complici (?).
André rincuora la signorina, si congeda, ritorna in assetto e vola via.
Il Tale scomparendo l’ha passata liscia, diavolo, mettersi in fuga da un maratoneta…avrebbe chiesto di potersi costituire.

TAGS:
Movie Quiz, RB: Ehi! Guarda che lo devi pagare quel mangime.
AP: Il crimine non paga. Lo sai questo? Eh, lo sai vero?!
Alla prossima, passo e chiu, Tera Patrick.

32 minuti e poi il mare

Postati in Musica, Plenty of time, Spettacolo, Sport su 19/06/2010 da Davide

La ragazza dietro al bancone risponde: Ma certo!
Così salgo in camera con la mia pinta di Tennants. Anelli di schiuma a tracciare i sorsi. La camera è ancora per aria. Mi spoglio lentamente e un po’ dolorante. Sulla pelle un velo di sali cristallizzati come sabbia fine. Un altro sorso gelato e riparatore e mi ficco in doccia. La doccia calda dopo la corsa, la birra gelata a condensarsi, il grande specchio appannato, il vapore, il silenzio di mezza mattina di questa camera d’albergo: il primo vero coronamento di questa gara, poi verranno gli amici i brindisi e una cena alla Bud Spencer. Poco prima della partenza si è rovesciato un acquazzone, aspetto fino all’ultimo minuto prima di schierarmi. La pioggia come è arrivata se ne è andata. Siamo tutti in posizione. 8 del mattino. Fa freddo, il cielo è una coperta grigia striata d’azzurro. Nuvole di nebbia e pioggia fine qui e lì. Bang. Parto con un ritmo sfidante – pick the right pace for yourself, eh è una parola, devi tendere la corda ma non farla spezzare, ma neanche lasciarla lasca, dai! – l’asfalto è bagnato, nessuno parla, tutti pensano, tutti concentrati in qualcosa, diretti verso un punto, correndo lontano da qualcuno o qualcosa, a scongiurare fantasmi, a pensare a una pinta gigante. Dopo poco siamo fuori dalla città, fiori gialli su dirupi rocciosi. Spettatori domenicali coronati dalla nebbiolina del mattino. Il mare arriva al 32esimo minuto. E’ silenzioso. Cela nella nebbia il suo orizzonte. Offre onde basse che si susseguono a grappoli, e poi niente. Acqua cheta (cit.). Laggiù sulla sabbia sagome solitarie si muovono al seguito di cani che fingono di cercare mostri marini spiaggiati, giocano a scovare gli odori degli abissi. C’è un signore tenace dietro di me che respira come un mantice. Mi sta alle calcagna. Al rifornimento mi supera, bevo, getto la bottiglietta da 25cl, lo supero, non lo risentirò mai più. Arriviamo all’ippodromo, è l’arrivo ma il percorso ci spinge a sud ancora per un tratto, inversione di marcia e ritorno all’ippodromo, il traguardo, ma il dannato turning point non arriva mai. La stanchezza si fa sentire, non intendo spingere troppo prima del turning point. Finalmente arriva. Spettatori a suonare strane vuvuzelas. Quello che ho ancora in tasca posso tirarlo fuori. Entro nella pista tra i fantasmi di fantini al galoppo, il traguardo campeggia in fondo al rettilineo. Butto dentro tutto quello che rimane. Sì, ma posso salire in camera con la birra?

Il giorno prima, nello stesso bar dell’albergo:

scottish wedding

TAGS:
Il viaggiatore incantato, Giuseppe Cederna, Uno bravo, Tutti vogliono il tuo bene, Non darglielo (cit. rip, un altro bravo), Adesso un po’ di musica.

Wallpaper + malus track

Postati in Fotografia, Wallpaper su 30/05/2010 da Davide

Edinburgh

~ Edinburgh ~ 22 maggio 2010 ~ Click sulla foto -> tasto destro sulla foto grande di flickr -> Set As Desktop Background ecc ecc

Nel frattempo nell’east bay:

Daniel Beltra:Greenpeace.jpg

Crews try to clean an island covered in oil on the south part of East Bay May 23, 2010. (REUTERS/Daniel Beltra/Greenpeace)

r.i.p.

Postati in Fotografia, Lampadine, Plenty of time su 19/05/2010 da Davide
Henri Huet.jpg

~ The body of an American paratrooper killed in action in the jungle near the Cambodian border is raised up to an evacuation helicopter in War Zone C, Vietnam in 1966. (AP Photo/Henri Huet) ~ (via)

Questo è il gatto con gli stivali,
questa è la pace di Barcellona fra Carlo V e Clemente VII,
è la locomotiva, è il pesco fiorito, è il cavalluccio marino:
ma se volti pagina, Alessandro,
ci vedi il denaro:
questi sono i satelliti di Giove,
questa è l’autostrada del Sole, è la lavagna quadrettata, è il primo volume dei Poetae Latini Aevi Carolini,
sono le scarpe, sono le bugie, è la scuola di Atene, è il burro,
è una cartolina che mi è arrivata oggi dalla Finlandia,
è il muscolo massetere, è il parto:
ma se volti il foglio, Alessandro,
ci vedi il denaro:
e questo è il denaro, e questi sono i generali con le loro mitragliatrici,
e sono i cimiteri con le loro tombe,
e sono le casse di risparmio con le loro cassette di sicurezza,
e sono i libri di storia con le loro storie:
ma se volti il foglio, Alessandro,
non ci vedi niente.

~ Edoardo Sanguineti

TAGS:
Il vulcano Eyjafjallajökull, Tra l’onda nera e la nube vulcanica, Ascendere, Precipitare, Galleggiare, Drilling, Mercati finanziari, Mercati rionali, Misure straordinarie per stabilizzare l’area Euro, Misure così così per bilanciare il Sistema economico mondiale, Ridurre la filiera, Compriamo tutto l’oppio, A km Zero, Guerre preventive. Cambierà mai qualcosa, Spike Lee dove sei, Fatti aiutare da Iñárritu, E dal Dr Van Harper.

Ho fatto cose

Postati in Fotografia, Mondo, Musica, Tecnologia su 12/05/2010 da Davide

Allora, è arrivato il momento di smantellare il server dedicato affittato da Bytemark.co.uk nel quale risiedeva numerabile e altri siti del socio Ugo (agylen.com). Ho spostato il contenuto di numerabile su WordPress.com e per la modica cifra di $9.97/Y ho mappato il mio dominio su numerabile.wordpress.com, insomma tutto dovrebbe essere tornato come prima.
Per farvi dimenticare il disagio arrecato vogliate ascoltare questa canzone, i livorosi possono invece guardare questo sorprendente video (via Marcoz).

Nel frattempo a Mwala…

La fotocanzone del giorno

Postati in Fotografia, Mondo, Musica su 23/04/2010 da Davide

La sargantaine

~ La sargantaine, Júlia Peraire’s portrait (1907) by Ramon Casas, painting at the Círculo del Liceo

TAGS:
Piove, Pioviggina, Ha smesso, Buon week-end, Sotto all’abito giallo, Diablo Rojo, Rodrigo y Gabriela, Roba forte.

Polveri Sottili

Postati in Fotografia, Musica, Plenty of time, Sport su 15/04/2010 da Davide

Dal Montjuic

Click sulla foto -> tasto destro sulla foto grande di flickr -> Set As Desktop Background ecc ecc

Salgono in via Farini. Due. Nord africani, forse. Torvi. Piumino nero lucido. Attimi e vedo uno dei due che avvicina il dorso della mano alla tasca del giaccone di un signore, con cautela, come se la tasca potesse scottare. Faccia cattiva. Sguardo basso, osserva all’altezza di tasche e borsette. C’è folla sulla 90, traffico agli incroci. Solo io lo vedo, sta a scandagliare opportunità. Lo fisso, lui arriva a esaminarmi. Mi vede. Mi guarda. Sì, io so. E ora so che tu sai. Mi fissa negli occhi. Lento faccio no con la testa. Lentamente, invisibile al resto della folla. No, non diciamo nulla a nessuno ma piantala ora. Distoglie lo sguardo e dice una parola, due sillabe contorte isolate nel niente, non capisco. Poi torna a guardarmi, mi fissa e con il pollice di una mano chiusa si traccia un semicerchio sul collo. Da orecchio a orecchio. Non so cosa succede, son magro e ho la pancia vuota. Occhi dentro ai suoi ripeto il gesto. Lentamente, come a ricambiare un saluto. Alla fermata le persone si mescolano e si danno il cambio. Scendono prede e salgono nuove opportunità, da esaminare. Una giovane donna tenta di salire, avanti a sè un bimbo nel passeggino, qualcuno solleva la parte anteriore del passeggino, piccolo e mamma a fatica si aprono un varco e trovano uno spazio. Il piccolo sorride, mi porge un biscotto sbausciato. Sorrido, produco un altro no con la testa. Poi dev’essere andato tutto bene perché sto correndo. Sull’argine del fiume, e c’è il sole che filtra in schegge di fuoco tra le foglie dei pioppi. Ho queste nuove cuffiette un po’ da fighetta (cit.) tutte ergonomiche. C’è verde nei campi e fiori qui e là. Pantaloncini e magliettina. Si capisce che è primavera. Un bel giro lungo tra asfalto e sterrato, il solito odore di cavalli al solito posto, il solito tratto di fiume e di case basse a dirti che anche questo è un buon giorno e poi arriva Bodysnatcher dei RadioHead che ti spinge a sorridere, ad accelerare e a muovere braccia e gambe a mo’ di keniano: appena scorrelato ma veloce come un Ciao. E anche questa volta il sole va a calare lentamente, a stirarmi in ombre lunghe come menhir, leggere. Fino a scomparire. I do not / Understand / What it is / I’ve done wrong / Full of holes / Check the pulse / Blink your eyes / One for yes / Two for no..

TAGS:
Tra sogno e realtà, Wallpaper omaggio per tutti, Saluto Gians, Ugolino, Nostalgiconi, Tera Patrick, Egine, La FarmVille tutta.

La canzone del giorno + Bonus Lampadina

Postati in Spettacolo, Sport su 10/03/2010 da Davide

Precision10-white.jpg

Sotto la scarpa: Ryan Bingham in The Weary Kind

Un uomo passa la sua vita solo in due posti: a letto o nelle sue scarpe.

~ Eric-Emmanuel Schmitt, via la MiaFra

TAGS:
Le scarpe sono importanti, Numerabile, Come sempre, Tenta di perseguire, La bellezza, E sono momenti difficili, Sta quasi scomparendo, Si sta forse estinguendo, Egine?, La voce di Ryan Bingham, E’ bellissima, Solleva il morale, Ma per (non) dimenticare certe storture, Beh servono un paio di scarpe nuove, Da corsa.

Notizie dalle 18:25

Postati in Fotografia, Spettacolo su 25/02/2010 da Davide

Faccio le 18 e 22 e il treno parte. Quello delle 18.25. Bene, apriamo il laptop. Alcune cose che rimando, da scrivere qui sopra, proviamo.
Mi piace questo post del Nardi.

Non si è più bambini quando si smette di indossare travestimenti solo per il Carnevale. Ovvero si è adulti quando il travestimento è l’abito quotidiano e la maschera assume concreta dignità di persona. A un dato momento si abbandonano gli eroi e ci si rassegna a un personaggio minore, sé stessi. Poi si passa il tempo a irridere l’illusione giovanile. Carnevale di sbagliato ha solo la collocazione nel calendario delle festività. Per motivi teorici, e per motivi pratici: fa freddo. Troppo freddo. Considerate le migliaia di declinazioni di Zorro che in questi giorni scendono in strada con il cappottino, e i principi azzurri con gli scaldaorecchie: terribili prototipi di eroi decadenti. Oggi ho visto un Diavolo con la sciarpa di lana: era incazzatissimo.

Mi spinge inconsapevolmente a dare il mio contributo. Che quanto più si legge e impara e tanto più si sente il bisogno di esprimere qualcosa. Di rendere il favore. E allora cosa dico. Che ho visto uno spettacolo molto bello, Orson Welles’ Roast, interpretato da Giuseppe Battiston, il detective paffuto e impacciato di Pane e tulipani, tra le altre cose. Interpreta Orson Wells, ed è un monologo, e parla un italiano dotto e pomposo con un accento americano d’alta scuola di recitazione, ed è bravissimo, ed indossa un accappatoio bianco che lo fa sembrare tronfio e maestoso. In breve guardate qui. E se arriva nel vostro teatro, andate a vederlo. Che il teatro è una di quelle cose che abbellisce il paesaggio. E noi cerchiamo queste cose. Cerchiamo cose che abbelliscano il paesaggio, qualità della vita a km Zero (cit.). E il teatro è una di quelle cose. Siamo dentro ad un bel paesaggio. Complessivamente, sì, dai: ci accadono cose belle, non neghiamolo. Riconosciamole. Il paesaggio è a tratti sporcato, macchiato, sbavato da brutture e storture che assumono grandi dimensioni, ricoprono a volte l’intero paesaggio. E quello che cerchiamo di fare è foto ritocco. Quanto mi piacciono quei mixer enormi, con file infinite di cursorini, e pomellini. Equalizzi. Aggiusti il riverbero l’eco metti un effetto qui uno là. Quanto mi piace LightRoom, regoli l’esposizione il contrasto bilanci il bianco scopri gli scuri attenui i bianchi aggiusti i toni. Avesse tutto un bel suono e una bella luce. Fosse tutto così buono come un piatto di lenticchie. Sto arrivando. Lascio giù un altro bel paesaggio, arriva da Alec Soth, in Triennale a Milano fino al 21 marzo. Foto così brutte che più belle non si può. Scendo. Alec Soth. Ed è subito america.

57--AlecSoth_teresa.jpg

~Alec Soth

Fotocanzone del giorno

Postati in Fotografia, Musica, Sport su 20/02/2010 da Davide